Profughi e internati

«Verso le 3 e mezza del mattino del 25 maggio 1915, martedì di Pentecoste, iniziarono a tuonare i cannoni. I forti sparavano gli uni contro gli altri: i nostri e quelli dell’altra parte. Le granate fischiavano sopra l’abitato di Luserna. La popolazione cadde in preda a un indescrivibile e comprensibile terrore: pianti, urla, lamenti di bambini e donne. La gente raccolse velocemente la biancheria e il vestiario che le capitava tra le mani, l’avvolse in un panno o lo mise nello zaino e si mise in fuga il più veloce possibile. Gli uni sulla strada dove faticarono non poco a passare oltre i cavalli di Frisia già montati. Sull’unico carro a rastrelliera disponibile furono adagiati i due feriti, assieme a una donna in puerperio con il bambino di otto giorni e a un uomo anziano della frazione Tezze, impossibilitato a camminare. Gli altri fuggirono attraverso Costalta. Avevo la preoccupazione di verificare che nessuno fosse rimasto indietro. Quindi lasciai anch’io il paese, incamminandomi verso il “Frättle”, attraversando i reticolati. Qui presi in braccio il bambino Eduard Nicolussi Zatta, affinché la madre Katharina, con la figlioletta che si teneva aggrappata al suo grembiule, potesse proseguire con meno fatica…

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