Fontana Nicolò fu Lorenzo, alpino

È appena arrivato sulla quota sommitale del Monte Cimone di Tonezza. Le mani gli tremano, la testa è leggera per l’adrenalina che ha in corpo. Un conato di vomito tenta di allentare la stretta che gli paralizza la bocca dello stomaco. Tossisce, ha la gola ruvida come carta vetrata.
È arrivato da est, fra i primi, salendo di corsa il pendio, fucile a tracolla e mani che cercano una radice di mugo per aiutarsi. Ha passato la notte ad arrampicarsi in silenzio sulle scale di corda inchiodate alla parete e quando non c’era più scala da salire, si è seduto aggrappato a un sasso aspettando l’alba. Di dormire non se ne parlava, con gli scoppi incessanti dell’artiglieria sulla testa; di fumare nemmeno a trecento metri dalla trincea austriaca.

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