Along the Arctic Highway /6

Lunedì 5 Agosto
Il nome “Senja” sembra legato all’antico verbo norreno “sundra” che significa “tagliare fuori” e quando si attraversa l’isola lungo la costa settentrionale, da ovest a est, si capisce che l’etimologia, anche se forse non vera, è almeno verosimile. Infatti, se la parte meridionale dell’isola è caratterizzata da pianure e dolci colline, a nord si innalzano dal mare possenti muraglie di roccia che isolano fra loro i fiordi nei quali si annidano minuscoli villaggi di pescatori. Solo il recente sforzo titanico dell’ingegneria ha infranto l’isolamento delle piccole comunità, tracciando numerose gallerie che uniscono fra loro le valli.
Se l’isolamento è infranto, tuttavia, l’ambiente severo, il rapido cangiare della luce e l’esiguità dei segni umani al di là del nastro d’asfalto e dei fori che attraversano le montagne, generano in una persona suggestionabile come me la sensazione che la Natura potrebbe in ogni momento vendicarsi sul viandante della tracotanza con cui sono stati violati i muri della possente fortezza. E anche questo aspetto immaginario di territorio di frontiera rende affascinante percorrere la Tourist Route Senja.
Da Andenes arriviamo a Gryllefjord, sulla costa occidentale dell’isola, con il piccolo ferry boat che attraversa un braccio di mare aperto ai venti che provengono direttamente dall’artico e, anche in un giorno in cui il mare è tranquillissimo, si percepisce la forza dell’onda lunga partita chissà quanto lontano. Il porto è rincalzato bene addentro il fiordo e l’arrivo del battello non sembra modificare minimamente le occupazioni dei pochi abitanti che animano le botteghe intorno al molo; sembra sappiano che nessuno si fermerà e che il borgo è solo una stazione di transito. Sull’altro lato del fiordo, un peschereccio si dirige lentamente verso il mare aperto.
La nostra strada percorre tutto il perimetro del fiordo sebbene sia in costruzione un ponte che lo taglierà a metà e mi sembra di capirne il motivo: sopra di noi incombe un’alta parete di sfasciumi che immagino durante l’inverno diventi uno scivolo di neve e ghiaccio sotto il quale non passerei tanto serenamente. Quasi di fronte al villaggio, sull’altro lato del fiordo, la strada risale un piccolo passo e scende nella valle vicina, la più ampia fra quelle che attraverseremo e la più dolce nelle linee e nei colori: la valle di Ballesvika. Corriamo per una decina di chilometri lungo la costa e saltiamo con un ponte sopra un altro fiordo per andare a sbattere nella prima galleria e nel primo dei luoghi che rendono indimenticabile Senja. Dopo il passaggio sotto la montagna, la strada scende in una stretta valle e all’improvviso si apre sul fiordo di Bergsbotn in un punto panoramico da cui non si vorrebbe più allontanarsi: il fiordo si allarga come fosse un lago rinserrato da alte cime che restringono l’accesso al mare; le nuvole, spinte dai possenti venti settentrionali cambiano continuamente la luce con cui il sole illumina e spegne valli e cime.
La strada prosegue lungo la costa con la possibilità di affascinanti deviazioni sulle punte che separano i fiordi fino a Botnhamn dove ci attende il ferry boat che ci porterà sull’isola Kvaløya e alla città di Tromsø.
Un altro luogo indimenticabile sulla strada costiera è Tungeneset, un punto panoramico in cui è possibile scendere a passeggiare sulla bassa scogliera di granito fra le pozze di acqua che la marea rinnova ogni giorno. Sullo sfondo, la vista indimenticabile della catena rocciosa di Okshornan.
Fra tutti i possibili detour che ci lusingano, scegliamo di arrivare a Husøy, un villaggio abitato da 250 anime e distante una decina di chilometri dalla strada principale. La valle che ci conduce a destinazione sale abbastanza ripida in un ambiente alpino completamente disabitato fino ad arrivare addosso alla parete rocciosa in cui si apre la galleria che apre il passaggio dentro la profonda valle dell’Øyfjorden. Giù, in basso, abbarbicato su un isolotto che lo rinserra come un castello medievale, il villaggio. Per arrivare, occorre attraversare un lungo viadotto gettato sopra il mare e protetto da un alto muro che la dice lunga sulla possanza dell’onda quando il mare è arrabbiato. A darci il benvenuto il forte odore del pescato in lavorazione e la distesa di cassette in cui viene stivato sulle barche.
Sarebbe un’ingiustizia dire che Kvaløya non ha attrattive con cui lusingare il turista, ma dopo Senja gli occhi sono sazi e sazio di emozioni è il cuore.
Parcheggiamo le motociclette accanto alla hytte dopo avere percorso centosettantotto indimenticabili chilometri.

continua…

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8 risposte a Along the Arctic Highway /6

  1. Pingback: Coming back to Nordkapp | Giulio1954's Blog

  2. Fabrizio ha detto:

    Carissimo Giulio, micca ti sarai stancato di scrivere ……. attendiamo il seguito con impazienza.
    Il fisiatra mi impedisce di andare in moto per almeno tre mesi, il che vuol dire che ….. sono rovinato ! Addio al nostro giro autunnale.
    Ciao
    Fabrizio

  3. A'mbabu ha detto:

    Pensavo che il clima fosse molto più umido di quanto invece la trasparenza delle tue immagini e la magnifica profondità che il cielo annuvolato dà loro mi fa capire che sia. Freddo secco, quindi?

    • giulio1954 ha detto:

      Freddo non direi e neppure umido quando non è in corso una perturbazione. Anch’io avevo notato la profondità del cielo e le quinte di nuvole, ma non saprei spiegare perché abbaino queste caratteristiche…

  4. bikelink ha detto:

    E’ sempre un piacere leggere e guardare le vostre foto.

  5. Max510 ha detto:

    Molto molto bello !
    Lo trovo più… “Giuliesco” degli altri 5, la tua penna ha ripreso a scrivere sciolta.
    Bellissime le sensazioni riguardanti un eventuale vendetta della natura su noi poveri viandanti…
    A volte prove le stesse cose.
    Max

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