Quando indugia l’inverno.

La primavera è nell’aria e sulla pelle, ma la circolazione atmosferica sembra esserne del tutto indifferente. Non ci si accontenta più di sognare e pianificare i grandi viaggi estivi e si vorrebbe far correre le ruote e cantare il motore, però le correnti artiche continuano a imbiancare colline e montagne e a ingarbugliare i buoni propositi. Si ripiega allora verso le umili strade di pianura, quelle che non ti faranno mai battere il cuore di esultanza, ma sanno regalarti silenziosi momenti di pace e il senso lievemente inquietante di poterti smarrire davanti alla porta di casa, quasi un monito esistenziale.
Attraversiamo con due amici la città e dirigiamo verso Bovolone proseguendo poi fino a Cerea sulla vecchia strada statale “Legnaghese”, ora declassata a strada provinciale 2. Qui in giro non è solo la strada ad essere declassata, ma anche un ambiente urbano e una economia che negli anni sessanta e settanta avevano visto uno sviluppo straordinario con il “mobile d’arte” e che oggi sopravvivono a stento. Nei centri che attraversiamo, ancora qualche anno fa ogni garage ospitava vuoi la lucidatura, vuoi la laccatura o l’intarsio delle diverse parti dei mobili che le aziende, cresciute come funghi, assemblavano e mettevano in mostra in palazzi che riproducevano case patrizie veneziane o facoltose ville venete. Le insegne dei laboratori che propongono sedie, tavoli, armadi in stile veneziano o fratino o liberty, continuano a dondolare al vento, ma gli affari stentano e le statue in gesso davanti agli “show room” sono verdi di muschio e monche di braccia o testa.
Dopo Cerea, la campagna prende il sopravvento nelle Valli Grandi Veronesi, così chiamate a ricordo della natura paludosa del territorio prima della grande bonifica di fine ottocento.
Ad Aselogna giriamo a destra per raggiungere il Menago, brevissimo fiume di risorgiva, e costeggiarlo fino al Canal Bianco. Sulle sponde del corso d’acqua, garzette e aironi cenerini, ben distanti l’uno dall’altro, stanno assorti a rimirare l’acqua in attesa che un pesce si porti a distanza di guizzo.
Giunti all’argine del Canal Bianco, vera spina dorsale delle Valli Grandi, la sorpresa: la strada è interrotta; un’intera corsia è franata di un paio di metri e non si può proseguire. Peccato perché appena oltre il ponte ci guarda la strada che vorremmo prendere per arrivare alla nostra meta: l’Antica Locanda “Dalla Bepa” dove abbiamo promesso agli amici che avremmo mangiato i piatti tipici di Valle: frittura di “pessin e saltaréi”, pesciolini di risaia e gamberetti d’acqua dolce; risotto di carpa e luccio, pesce gatto fritto. Ci tocca tornare sui nostri passi ad Aselogna e proseguire per Torretta sulla strada che attraversa un dedalo di canali e di fossi gonfi d’acqua. Da Torretta a Bergantino per riprendere la strada di Valle fino alla frana.
Da lì prendiamo una strada bianca che si diparte lungo il Canale sulla destra; incrociamo un pescatore romeno a caccia di pesci siluro e proseguiamo verso la nostra meta che appare all’orizzonte, casa isolata vicino ad uno scuro folto di pioppi. La strada è affiancata sulla destra da un fosso profondo e sulla sinistra da un campo arato di fresco, la terra scura e profumata. Progressivamente, le pozzanghere che occupano la pista diventano sempre più fitte e scivolose finché, sconsolati e un po’ impauriti dal timore di cadere nel fosso, non desistiamo e con qualche fatica giriamo le motociclette per ritornare sui nostri passi.
C’è sicuramente un’altra strada per arrivare “Dalla Bepa”, la conosco, ma non ho più voglia di andarci. Ci sentiamo beffati dalla frana, dal meteo e anche dalla “Bepa” e decidiamo di tradirla e di portarci a Castel d’Ario per consolarci con un gran risotto alla “pilota” alla Locanda al Commercio Rolli (http://www.locandacommerciorolli.it/).
Il “risotto alla pilota o piladora” prende il nome dai lavoranti della “Pila” in cui i chicchi del risone venivano e vengono liberati dalle glume che li rivestono con apposite macchine, diventando così commestibili e commerciabili. Si tratta di una cottura particolare con la quale il riso non scuoce, ma si mantiene ed addirittura arricchisce di sapore, permettendo a tutti i risari e pilotti di mangiare in orari sfasati.
In una pentola dal fondo pesante si mette a bollire l’acqua in volume uguale al riso e non salata. Appena l’acqua bolle, si toglie il coperchio, sgocciolando nella pentola l’acqua di condensa, e si versa lentamente il riso pareggiando la superficie in modo che l’acqua lo ricopra uniformemente. Si mette nuovamente il coperchio sulla pentola e si fa riprendere l’ebollizione. Dopo 8 minuti da quando l’ebollizione ha ripreso, si toglie la pentola dal fuoco, si mescola e si colloca uno strofinaccio fra il coperchio e l’acqua, lasciando riposare per 15 minuti.
Il riso si condisce e si mangia senza parsimonia di grana, burro e salsiccia nostrana, magari rinforzato con il “puntel”: una braciola o una salamella o delle costine di maiale infilate “a puntello” nella colmata del piatto fumante.

Itinerario

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6 risposte a Quando indugia l’inverno.

  1. Valter ha detto:

    …alla pilota o tirato, l’acquolina in bocca é comunque notevole. Nel dubbio, andremo ad assaggiarli entrambi. Bravo Giulio, anche per l’ottimo e gustosissimo “piano b” 🙂

  2. Fabrizio ha detto:

    Giulio, non imbrogliare, quello della foto non è un risotto alla pilota, ma un risotti tirato, una bella differenza, eheh.
    E’ dura per noi, motociclisti e ciclisti, di questi tempi, e pare non ci rimanga altro che i tour dei ricordi.
    Ti abbraccio.
    Fabrizio

    • giulio1954 ha detto:

      Quando al Commercio è arrivato in tavola il monumentale piatto di risotto, l’entusiasmo è stato tale che… mi sono dimenticato di fotografarlo.
      Comunque il risotto in fotografia non è del tutto estraneo alla storia perché è quello con il pesce della “Bepa”.
      Motivo in più per tornare a castel d’Ario.
      A presto, dai!

  3. Max510 ha detto:

    Bravi ragazzi. Beati voi che comunque le ruote in strada ed un ottimo risottino in panza siete riusciti a metterli, nonostante sto tempo del cavolo..

  4. leopoldo "A'mbabu" ha detto:

    Posto elegante e buonissimo risotto, sbaglio se dico che è a destra sotto i portici dando le spalle al Castello?

  5. pinguinoblu ha detto:

    complimenti Giulio,quel risotto deve essere stato molto buono e il tipo di cottura veramente particolare

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