Petites Madeleines

Ed ecco, macchinalmente, oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. (Marcel Proust)

A che età si comincia ad essere toccati da incontri fortuiti che aprono la memoria e la rendono viva e palpitante, quasi uno stato particolare della coscienza? Non lo so dire, però so che, sull’approssimarsi dei sessant’anni, questi momenti fortunati si infittiscono e contribuiscono a rallegrare la vita.
È successo anche oggi. Nonostante la debilitazione dovuta ad un episodio influenzale, avevo organizzato una piccola spedizione per documentarmi sui castelli del Trentino e, faticosamente, ci muovevamo dall’uno all’altro dei luoghi del mio elenco. A Castel Campo che temevo di dover visitare solo dall’esterno, l’incontro casuale con la proprietaria che gentilmente ci invita ad entrare. Bei saloni un po’ bui arredati con mobili antichi e traboccanti di cimeli, scale a chiocciola che si inerpicano nei torrioni affrescati. Su tutto la patina del tempo e l’aroma fumoso di tanti inverni riscaldati dal fuoco nei giganteschi focolari. Qua e là i segni di vite attuali che non trovi nei musei: mucchi di riviste, un calciobalilla e una pila di giochi da tavolo, archi e frecce e una racchetta da tennis dimenticati su un appendiabito.
La mente apre una finestra su una grande amicizia un po’ appannata dagli anni. L’amico aveva una villa sui colli in cui si mescolavano gli stessi segni di nobiltà e di trascuratezza e quanto bel tempo abbiamo passato assieme fra quelle mura o nel giardino guardando la città in basso la sera!
Tornando verso casa sulla statale dodici, davanti a noi improvvisamente un sidecar avvolto in una nube di scarichi azzurrini. Procede molto lentamente e non ho difficoltà ad affiancarmi e a levare la mano in un gesto di simpatia e di saluto, prontamente ricambiato. Non so dire quale sia il modello, ma a me ricorda un ragazzetto che guardava passare un vecchio Falcone sulla piazza sassosa e ornata di tigli, più tardi abbattuti per fare posto ai marciapiedi e all’asfalto. Lo guardava passare e neppure osava sognare di poterlo un giorno cavalcare. Sarà la simpatia verso quel ragazzetto sovrappeso che oggi mi fa salutare con entusiasmo i due signori che percorrono lentamente vecchie strade su una motocicletta d’altri tempi?

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Marcel Proust, Mototurismo, Turismo in moto, Viaggi in moto. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Petites Madeleines

  1. Valter ha detto:

    Bello il castello ma, la simpatica coppietta in sidecar gli ruba la scena alla grade.
    Oserei dire una splendida Guzzi Sport 14 500 del ’29 o giù di lì …magnifica 🙂

  2. Grande come sempre , ma quella bellissima moto rossa ???

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...