Io e Inga

Forse a partire dalla figura del Golem, nel lato nero dell’anima l’uomo ama e odia le macchine. Le crea a immagine e somiglianza del proprio desiderio e allo stesso tempo le odia perché teme la loro ribellione. Letteratura e cinema sono pieni di esempi indimenticabili: Hal 9000 nel film 2001 Odissea nello spazio, Skynet di Terminator, Roy Batty e Pris di Blade Runner.
Io provo gli stessi sentimenti verso il navigatore satellitare che in casa chiamiamo “Inga”, come la procace assistente nel film Frankenstein Junior.
Ieri, assieme all’amico Umberto, decidiamo di percorrere una strada appenninica consigliata da Giorgi e Cianferoni, grandi esperti di curve e tornanti (Mototurismo, 1759): l’anello che parte da Vergato, arriva a Zocca, scende nella Valle del Panaro, risale brevemente verso Pavullo per scendere ancora ad attraversare il Panaro e risalire fino a Montese per giungere alla Porrettana e da lì tornare a Vergato. A noi risulta più comodo prendere l’anello all’altezza di Samone, provenendo da Vignola e inerpicandoci sulle prime balze dell’Appennino a Guiglia e verso Rocca Malatina.
Strade stupende, panorama incantevole nella luce pulita del primo giorno di bel tempo dopo una burrascata; verde, bianco e oro nei prati intorno a noi. La strada consigliata si rivela ampiamente all’altezza delle aspettative e la vista sui Sassi di Rocca Malatina e sui calanchi appena risaliamo la Valle del Panaro verso Castagneto addirittura sorprendente. Il fondo stradale è cedevole, come spesso capita in Appennino, ma il tracciato delle strade è divertentissimo e alterna tratti veloci ed altri di curve e contro curve, come una pista da sci. Sullo sfondo, sempre più vicino il massiccio del Monte Cimone, scintillante di neve.
A Montese cerchiamo crescentine gnocco fritto, ma è il 25 Aprile e tutti quelli che non sono per strada, sono già seduti a tavola. Ci dobbiamo dunque accontentare di qualcosa che assomiglia a una crescentina sulla panchina della piazza.
A Riola, deviamo per guardare da vicino Rocchetta Mattei, visionaria costruzione che mescola stili diversi e poggia su un piedistallo di roccia in località Ponte nel comune di Grizzana Morandi. La Rocca fu costruita alla metà del XIX secolo dal conte Cesare Mattei che vi abitò conducendo una vita da castellano medievale e arrivando a crearsi una corte, con tanto di buffone. Egli voleva che il castello fosse la sede della nuova medicina mondiale che aveva fondato e di cui scrive anche Dostoevskij nei Fratelli Karamazov: l’elettromeopatia. La costruzione, apparentemente in restauro, è imponente e sicuramente affascinante. Le cupole dorate, le torri e le mura arabescate, ricordano i castelli di Ludwig di Baviera e quelli nei film di Walt Disney.
Il programma prevederebbe di tornare sui nostri passi e completare il giro, ma siamo attratti dal lago di Suviana, non lontano, e con bella corsa lo raggiungiamo. Il cielo si è ammantato di nuvole grigie e le acque del lago sono fosche sicché la visita non è di grande soddisfazione.
A questo punto, decidiamo di raggiungere Castiglione de’ Pepoli in Val di Setta e da lì tornare a nord, verso casa. La carta ci dice che poco oltre il lago dovremmo incontrare una deviazione a sinistra che, passando per Fossato, attraversa la montagna e scende a Castiglione. Imposto comunque la destinazione sul navigatore ed ecco il conflitto con la macchina. Inga non vuole farci risalire il lago, ma deviare subito, sulla diga. Non gli do bado: “vuoi che lasci decidere al navigatore la strada da percorrere! Mai”. Per un po’, Inga insiste a suggerirmi di fare inversione di marcia e poi sembra rassegnarsi e ricalcola un percorso che procede, dritto e fucsia, nella direzione in cui stiamo viaggiando. Arriviamo alla fine del lago, dove scendono i tubi accoppiati della forzata, e ci inoltriamo nella valle. Alzandoci, la vista sul lago è magnifica: un fuso color smeraldo adagiato fra le cime. Proseguiamo e Inga sembra confermare l’immagine che mi sono fatto della strada da percorrere finché improvvisamente segnala di tornare indietro; “è impossibile, mi dico, se fino ad ora la strada andava bene perché ora dovrei tornare indietro?”
Avanti e avanti. Il navigatore sembra avere ritrovato l’orientamento e poi segnala ancora di invertire la marcia. Non mi arrendo e dopo poche curve, Pistoia e la pianura appaiono ancora lontane, ma decisamente prossime. A questo punto, il disorientamento è totale. Cerchiamo di identificare sulla carta il punto in cui ci troviamo usando i nomi delle località che abbiamo attraversato e ci rendiamo conto che abbiamo attraversato tutto l’Appennino e per tornare a casa la strada più veloce è scendere in città, attraversarla e risalire a nord con la Porrettana.
Cosa sarà mai successo con il navigatore? Avevo spento l’audio e perdendomi a guardare intorno, oltre a seguire la strada, avrò saltato tutte le deviazioni che il navigatore mi suggeriva per raggiungere Castiglione. A me però, piace pensare che Inga abbia voluto vendicarsi di qualche sgarbo, donna qual è nell’anima, e mi abbia condotto deliberatamente a perdermi nell’Appennino Tosco-Emiliano.
Devo però ringraziarla, Inga, perché, come sempre capita con le donne, la rivalsa nel bisticcio prelude alle delizie della riconciliazione. Infatti, la macchina mi ha fatto scoprire un luogo meraviglioso ed incantevole che da solo non avrei forse mai trovato: un bosco di faggi percorso dal torrente di acque bianche e alimentato da mille rivoli che scendono scrosciando lungo i ripidi fianchi della valle; una stradina deserta per chilometri da percorrere a bassa andatura in questa stagione in cui la vegetazione è ancora indietro e non nasconde il cielo con una galleria di foglie. La Foresta Demaniale dell’Acquerino.

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Una risposta a Io e Inga

  1. Max510 ha detto:

    Un’altra simpatica e piacevole lettura condita da ottime foto !
    Ciao Giulio 😉

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