Wild Hogs e Captain America

“Allora, per quel motoraduno… cosa hai deciso? – Mai stato prima ad un motoraduno, però sono venti giorni che Lady B. è ferma; l’ho mossa solo per cambiarle gli pneumatici e un giorno che le auto erano state tutte requisite dalle donne di casa, ma ‘sto marzo va così: un impegno dietro l’altro. Non sarebbe niente se marzo non venisse dopo un gennaio e un febbraio come i pescherecci quando c’è il fermo pesca.
“Ci vediamo lì domattina alle nove e mezza. – Non faccio fatica a trovare il luogo. Ci sono una ventina di motociclette parcheggiate e individuo subito l’amico e sua moglie. Insieme, abbiamo girato tanto e avverto in lui l’eccitazione che precede ogni partenza, la mia stessa eccitazione; lei, come tutte le nostre compagne che un po’ condividono la nostra passione e un po’ sono indulgenti verso i nostri capricci, sfodera il sorriso di chi non si aspetta molto dalla giornata.
Facciamo l’iscrizione e cerchiamo il ristoro. Nessuno ha fatto colazione e la promessa di un panino è come un filo d’aria in una giornata di agosto.
L’area fieristica si sta risvegliando adesso e il servizio non è sollecito, ma ciò contribuisce ad un clima di complicità fra chi serve e chi vuole essere servito. Le macchine in mostra sembrano addormentate e il palco della band sembra la stanza giochi di bambini che hanno lasciato tutto in disordine. I sorrisi non sono tirati, piuttosto esprimono una richiesta di scusa per non essere ancora smaglianti.
Gustato il panino compreso nell’iscrizione e fatto lo strappo di ordinare un caffè extra, usciamo sul piazzale. È completamente trasformato, come quando la spiaggia scompare inghiottita dalla marea. Centinaia di motociclette sono parcheggiate e altre stanno arrivando con il rombo inutile di chi vuole giustificare il proprio ritardo. Ognuno ricerca chi conosce già e non c’è più spazio per la curiosità e per il gioco sottile degli sguardi che incoraggiano o dissuadono ad attaccare bottone.
“Venghino, signori, venghino… – ed altre motociclette arrivano, ad aumentare la confusione.
Non sono abituato a questi incontri, io che quando sono a tavola con dieci persone non so più chi ascoltare.
Arriva il momento di partire e sembra che il nostro compito sia quello di intimorire gli abitanti del paesotto che ci guardano sfilare con uno sguardo curioso, frammisto di inquietudine e divertimento.
Conosco bene le strade che percorriamo. Sono le mie strade: quelle dove ho imparato ad impostare una curva; quelle in cui mi sono rilassato da una giornata di lavoro con una rapida corsa mentre la luce si faceva rossa; quelle in cui ho sognato di girare il mondo. Oggi non le riconosco, costretto da una colonna in cui saettare lo sguardo fra la moto che mi precede e quella che mi segue; costretto a percorrere in prima ogni tornante; costretto come nel traffico del lunedì mattina.
Arriviamo al ristoro finale e lì altra coda, il biglietto in mano, manco fossimo alla mutua o in Posta o alla mensa universitaria dove, almeno, c’era l’occasione per rimediare una serata con la ragazza accanto a te nella fila.
È chiaro che non è il mio posto e, mentre attendo il mio turno di essere servito in un piatto di plastica, con posate di plastica, un cibo che sa di plastica, mi dico: viva i motoraduni… a chi piacciono.
Mi tornano alla mente due film della mia adolescenza: Easy Rider e Il Selvaggio. Identica la filosofia di fondo che ti portava a inforcare una motocicletta: ricreare una frontiera da oltrepassare e oltre la quale vivere una vita con il vento in faccia, liberata dal perbenismo e dalla noia che lo accompagnava; una vita che prendesse in mano quell’impulso vitale che sentivi nelle vene e che sembrava spento nel mondo adulto che guardava con sospetto il disordine di cui ti circondavi. Poco importava che in quei film, gli eroi soccombessero sempre al mondo degli adulti, al mondo “square”. Identica filosofia, ma modi diversi di realizzarla: da un lato, la ricerca silenziosa di se stessi nella solitudine e negli incontri inattesi, e dall’altro, la ripetizione di riti orgiastici che marcano la differenza e scandalizzano i benpensanti. Era naturale che la scelta privilegiasse i modi più appariscenti degli onepercenters anche se non eri disposto a fare tua quella vita fatta di eccessi e di violenza.
Ma oggi, quanti di coloro che si ricoprono di teschi, elmetti e motti roboanti conoscono la storia di cui si nutrono? Quanti di coloro che assordano i passanti con i loro scarichi aperti e le trombe del giudizio universale sanno chi imitano? Quanti dei bikers che si appendono a manubri scomodissimi ed instabili sanno perché i loro mezzi si chiamano choppers?
Mi viene in mente il dialogo fra Jack, capo della banda di bikers Del Fuego,e suo padre Black, motociclista solitario, nel film Wild Hogs:

  • “Abbiamo soltanto seguito il codice che hai scritto tu, Blake.
  • “Sbagliato Jack! Secondo te perché non porto i vostri colori? Perché viaggio da solo? Perché non siete più dei bikers e dovreste rimontare in sella e battere l’autostrada finché non vi tornerà in mente cos’è un biker.

Non pretendo di sapere cosa sia un biker, però ho l’impressione che la risposta sia sulla strada e non nel recinto di una fiera.

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5 risposte a Wild Hogs e Captain America

  1. Valter ha detto:

    …non sono tutti così, pensa se capitavi ad un raduno della Vespa, pensa a fare i tornanti in prima in mezzo o peggio ancora in fondo al gruppo 😉

  2. alberto ha detto:

    pure io allergico agli assembramenti,ma è un’occasione buona x conoscere o rivedere qualche persona interessante 😉

    • giulio1954 ha detto:

      Sono tante le occasioni buone per incontrare e re-incontrare persone interessanti e sicuramente anche i raduni sono fra queste. Il fatto è che… io non sono fatto per i motoraduni, se sono tutti come quello a cui ho avuto la ventura di partecipare. 😉

  3. Marco ha detto:

    Ahahahah , dai un raduno ogni tanto va fatto , io ne ho fatti e oggi mi potrei trovare un po spaesato ..oppure in pochissimo tempo mi sentirei reintegrato …
    Marco alias ToscaniIGT ( o viceversa )

  4. Max510 ha detto:

    eheh
    pure io sono allergico ai megaraduni, di qualsiasi genere…
    troppa confusione, io in moto mi devo rilassare 🙂

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