Il nostro Grossglockner

Partiamo non tanto presto e troviamo l’autostrada intasata di tedeschi ed olandesi che tornano a casa. Come spesso accade in questi casi, la corsia di sinistra non è più scorrevole di quella di destra e a singhiozzo arriviamo a Bolzano. La giornata è splendente, ma gli  occhi sono incollati alle luci rosse che ci precedono sicché potremmo essere ovunque e non sarebbe differente.
A Chiusa Val Gardena metto la freccia ed esco dall’autostrada; sulla statale il traffico non potrà essere più convulso di così.
Entriamo a Bressanone per un caffè in centro e ci rimettiamo in movimento verso la Val Pusteria, lasciando sulla sinistra Novacella. Per un attimo l’immagine dell’Abbazia seminascosta nei vigneti si sovrappone a quella delle etichette della locale cantina che
scoprivo nell’ingenuità dei miei vent’anni. Nomi esotici per vini sconosciuti che scintillavano nel controluce come pozioni magiche. Oggi sono meno ingenuo; posso riconoscere una vendemmia tardiva, distinguere un vino di collina da uno di fondo valle, ma mi manca la lieve ebbrezza che mi donava la scoperta delle differenze fra un Müller Thurgau ed un Gewürtztraminer.
Intanto abbiamo imboccato la Val Pusteria e, grazie alle circonvallazioni e ai tunnel che deviano il traffico dai centri abitati, rapidamente siamo all’imbocco della Valle d’Anterselva. Adesso si fa presto, ma era bella la sensazione di entrare in terra straniera quando attraversavo Rio di Pusteria (Mühlbach) con i reggimenti di gerani alle
finestre, i bovindi sulle case, le insegne dipinte in tedesco.
Già a Rasun di Sotto (Niederrasun) lo sguardo è calamitato dalla mole possente del Collalto (Hochgal) che chiude la valle a nord e anche salendo i larghi tornanti che portano al lago ogni tanto gli occhi abbandonano la strada per seguire le linee degli spigoli ed il bianco sporco dei nevai consunti dall’estate.
Subito dopo il lago, al semaforo c’è già una piccola coda di automobili che superiamo con un po’ di sfrontatezza per unirci al gruppo di motociclisti austriaci in attesa. Un rapido saluto con gli occhi e uno studiarsi un po’ furtivo sono gli unici scambi in attesa del via
libera; quando arriva, si parte senza ardori competitivi e in pochi chilometri di strada stretta siamo a Passo Stalle.

Sul versante austriaco la valle digrada dolcemente e la strada è molto divertente.
A Huben, ci arrampichiamo sul versante nord della valle di Matrei fino a Kals am Grossglockner e prendiamo la Kaiser-Grossglockner-strasse, breve strada a pagamento che raggiunge la base della parete sud del “grande campanaro”. La vista e la strada sono sicuramente meno impressionanti di quelle che offre il versante più famoso, però c’è meno affollamento e ci si fa una prima idea del gigante, gustando il sospiro del vento e il brontolio sommesso del torrente in faccia alla grande montagna.

Tornati a valle, giriamo a sinistra per raggiungere Lienz e la famosa Grossglockner Hochalpenstrasse. L’ultimo tratto della strada corre in faccia alle Dolomiti di Sesto che da qui mostrano tutta la complessità e l’arditezza delle sue guglie.
Della strada del Grossglockner è stato scritto così tanto che non so cosa potrei aggiungere: il tracciato è magnifico, le curve sono veloci, l’asfalto è ottimo, i panorami intorno sono sirene pericolose per chi guida. Dirò solo che quando si arriva al Kaiser-Franz-Joseph-Höhe, la vista del ghiacciaio Pasterzen e delle montagne che lo coronano lascia senza fiato. È vero che l’affollamento di mezzi di ogni tipo e il parcheggio multipiano rosicchiano un po’ il fascino del luogo, ma basta attraversare a piedi la galleria che parte al Centro Visitatori per essere catapultati in un’altra dimensione in cui dominano lo scroscio della cascata e il fischio della marmotta.

A differenza della maggior parte delle strade alpine che io ho percorso, una volta raggiunto l’Hochtor, il traforo che segna il passo (2.504 mt), la strada non scende subito a valle, ma prosegue lungamente in quota e si alza fino ai 2.571 mt. dell’Edelweiss-Spitze che  automobili e motociclette (ma anche le biciclette) possono raggiungere con sei stretti tornanti. Si tratta di una modesta cima che rappresenta un’altana naturale da cui è possibile ammirare le vette circostanti senza ostacoli.
Noi, tuttavia, non ci fermiamo perché ho saltato l’ultima area di rifornimento prima di cominciare la salita, e non sono sicuro di avere carburante a sufficienza per arrivare a valle; dunque, rimandiamo a domani contando anche sul fatto che al mattino dovremmo trovare il cielo più limpido.
La discesa a Bruch è molto divertente: strada ampia, curve ben tracciate, pochissimo traffico. Peccato solo che, nello sforzo di economizzare la poca benzina, usi marce alte e un filo di gas. Il computer di bordo tuttavia mi conforta perché i chilometri previsti prima di
restare a secco aumentano mano a mano che scendo. Con un sospiro di sollievo, mi fermo al distributore di Fusch e proseguo poi fino a Bruch dove abbiamo prenotato l’alloggio presso l’Alpen Hof, un alberghetto che si dimostra così così.
Il mattino successivo, risaliamo nell’ombra la Fuschertal superando tanti ciclisti che pestano sui pedali e all’altezza della Haus Alpine Naturschau, dove cominciano i tornanti, veniamo inondati dal sole. Ci fermiamo all’Edelweiss Spitze, ancora piuttosto deserto, e gironzoliamo qua e là non sapendo dove fermare lo sguardo.

Altra breve corsa all’Hochtor e giù fino alla deviazione per il Kaiser-Franz-Joseph-Höhe. Anche lì, molte piazzole sono ancora vuote. Mettiamo giacche, caschi e guanti negli armadietti disponibili e passeggiamo sul sentiero Gramsgruben che sfrutta sei gallerie tagliate dai cercatori d’oro nei secoli passati e prosegue fino al ghiacciaio Bockkaar. Ci
fermiamo laddove un cartello segnala la presenza di marmotte e restiamo a lungo
ad osservare questi timidi e curiosi animali: se ne stanno, pigre ed indolenti, accovacciate al sole vicino all’ingresso della tana e quando una scorge un pericolo, fischia per avvertire le altre; allora, scappano precipitosamente nel buco, ma non prima di essersi fermate per
guardarsi intorno o addirittura tornano fuori per vedere cosa succede.
La via del ritorno è un’altra storia: calda e faticosa per via del traffico. Non vale neppure la pena raccontarla.

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4 risposte a Il nostro Grossglockner

  1. Claudio ha detto:

    Mitica la foto 3519, penso che l’ abbiamo scattata tutti 🙂
    Io l’ ho fatto lo scorso agosto…………………e spero di rifarlo quest’anno ancora, perchè mi è piaciuto troppo.
    Confermo anch’ io la dritta di Fabio per l’ alloggio.
    La proprietaria è uno spettacolo……………….

  2. Fabio ha detto:

    ciao Giulio sono fabio di mantova,(gionni1964 su forum mototurismo) ci siamo incontrati l’anno scorso vicino a caponord!!!
    come sempre complimenti x il racconto e x le foto,sempre molto belle.
    un consiglio,se tornate sul Grossglockner la prossima volta fermatevi a dormire qui,
    http://www.pension-kahn.at/ a noi era stato consigliato da altri motociclisti,pensione accogliente e colazione super poi frau Gertrude è molto caratteristica.

  3. Valter ha detto:

    Ciao Giulio, i complimenti che ti ho anticipato non erano azzardati e te li rinnovo per testo e foto e mia fatto piacere anche che siate stati favoriti dal meteo.
    Alla prossima
    Valter

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