Passaggio in Foresta Nera

Partiamo presto da casa il giovedì mattina e i nostri occhi sono già lì, nella Foresta Nera. Vogliamo arrivare al più presto, ma ci concediamo di evitare il tunnel del Gottardo e saliamo al Passo con un brivido di gioia, piegando nei larghi tornanti.
Oltre il Passo ci attende un muro di nebbia gelata che presto si muta in pioggerellina minuta e fastidiosa.
Lungo il grande Lago di Lucerna ci attraggono cartelli indicatori e paesini all’orizzonte, ma tiriamo avanti e resistiamo alla malìa.
Infine eccoci a Friburgo. Alle volte i luoghi non svelano subito la loro magia e impongono un’anticamera  che ti fa dubitare della scelta di esserti messo in viaggio. Parcheggiamo la moto all’ingresso della città vecchia e pregustiamo quanto prometteva il titolo di un articolo letto in Italia: “la città dei sogni”.
Bella è bella: i bächle in cui bambinetti portano a spasso le loro barchette di legno, la Münsterplatz occupata dal Duomo sovradimensionato, la Kaufhaus multicolore, le belle case, l’animazione giovanile, la pavimentazione stradale a mosaico dei vicoli. Ripeto, bella è bella, ma forse mi aspettavo troppo.
Il mattino dopo attraversiamo la città per uscire a sud verso Gunterstal. La prima tappa è Todtnauberg dove vogliamo visitare lo chalet di Martin Heidegger. La strada si inerpica con larghe curve in una foresta antica, scura, maestosa; sale e sale finché raggiunge una larga cresta in cui la vista si apre su prati e brughiere delimitate da boschi bruni. Il vento sospira nell’erba matura. Dopo una ripida discesa, una stradicciola sulla sinistra ci porta alla meta. Il borgo è sicuramente cambiato da quando Heidegger lo scelse come luogo di vita e di lavoro, ma non altrettanto la valle. Parcheggiamo la motocicletta e seguiamo una stradina bianca verso lo chalet. Ci precedono due vecchi signori con cui scambiamo prima un saluto e poi due parole in francese. Il signore è orgoglioso di informarci che quando è limpido da lì si vedono le Alpi. Scopriamo poi che la signora ha studiato un po’ di italiano e si sforza di usare con noi le quattro parole che ha imparato.
Sui clivi di un’ampia alta valle della Foresta Nera meridionale, a 1150 metri di altitudine, c’è una piccola baita per sciatori… Sparse nello stretto fondovalle e sul pendio opposto, egualmente ripido, stanno, ad ampi intervalli, le fattorie dai grandi tetti spioventi. Su per il pendio si estendono i maggenghi e i pascoli fino alla foresta con i suoi antichi, svettanti, scuri abeti. Sopra a tutto il chiaro cielo estivo, nel cui spazio radioso due astori si innalzano disegnando ampi cerchi”.
Cammino insieme a Maria Grazia, ma sono solo con i miei pensieri e altre parole di Heidegger mi tornano alla mente: “gli abitanti delle città si meravigliano spesso del lungo, monotono isolamento tra i contadini in mezzo ai monti. Questo invece non è isolamento ma piuttosto solitudine. Nelle grandi città l’uomo può facilmente essere così isolato come difficilmente si può esserlo altrove, ma egli là non può mai essere solo. Infatti la solitudine ha la potenza originaria di non isolarci, ma di gettare l’intero Esserci nella sconfinata prossimità dell’essenza di tutte le cose”.
Non c’è bisogno di molte parole; siamo vicini e allo stesso tempo soli. Non c’è neppure bisogno di metterci d’accordo; ad un certo momento, sappiamo che è ora di tornare sui nostri passi.
Giriamo la motocicletta e scendiamo al bivio dove svoltiamo verso Todtnau.
Vogliamo andare allo Schluchsee, ma perdiamo la strada. Tornare indietro? E perché invece non buttarci sulla prima strada che sale a sinistra? Di sicuro, arriverà dall’altra parte della montagna!
Comincia così il nostro errare in un labirinto di strade e viottoli che ci porta a destinazione solo dopo essere tornati a a Todtnau ed avere scoperto Saint Blasen, cittadina elegante che ospita una gigantesca basilica e un raffinato collegio eretto dai gesuiti.
Decidiamo di non fermarci allo Schluchsee, grande e sinuoso lago in cui si riflettono i neri boschi che lo circondano e di proseguire per l’altro grande lago della regione, il Titisee. Altra strada chiusa e altra deviazione verso Lerzkirch. A poco a poco, il traffico aumenta e diventa sempre più faticoso. La pace e la solitudine che abbiamo gustato al mattino a Todtnauberg e sulla montagna in cui ci siamo smarriti, ora è svanita. Ci rendiamo conto che è quella la dimensione che dà senso al nostro viaggiare e non ci interessa passeggiare in mezzo ad una folla di sconosciuti.
La sera torniamo a passeggiare a Freiburg e ora ci orientiamo meglio e godiamo l’atmosfera gioiosa ed elegante della città universitaria. L’incontro con un paio di amici ad un tavolino della gelateria Lazzarin in Rathausgatz riscalda ulteriormente la serata.
Sabato ci trasferiamo a Baden Baden con tre soste: Triberg, Schiltach e Freudenstadt.
Arriviamo a Triberg lungo la bella valle dell’Elz con paesaggi fiabeschi in cui nulla è fuori posto ed il mondo sembra perfetto, dalle nuvole in cielo alla disposizione dei ciocchi di legno sotto la veranda delle case. La cittadina non ci dice molto: una lunga via in discesa attorno alla quale si dispongono costruzioni perlopiù nuove. Però, troviamo gli orologi a cucù ed è un tuffo nell’infanzia quando rimanevo immobile a naso in sù ad aspettare l’uscita dell’uccellino e le buffe scene meccaniche che scandivano le ore.
Avanti verso Schiltach, famosa per le case ad intelaiatura a graticcio. Il centro, minuscolo, è veramente bello ed è un piacere gustare una fetta di schwarzwald kirchtorte e una tazza di caffè nella piazza.
Ancora un po’ di strada fino a Freudenstadt dove diamo una sbirciata alla piazza più grande della Germania, ma non è granché, solo un record.
Sono curioso di percorrere la D500, strada decantata da tanti motociclisti, ed effettivamente è bellissima: veloce ed ampia in un ambiente grandioso che degrada lentamente verso le pianure del Nord.
Baden Baden è così nota che mi avvicino con un certo timore interiore, come se entrassi in un ambiente a cui non appartengo.
L’albergo che avevamo prenotato dall’Italia si dimostra all’altezza delle aspettative: enorme, ma non incombente perché dislocato in diverse palazzine collegate fra di loro, e impreziosito da stucchi e decorazioni art nouveau. È nella zona pedonale, ma non abbiamo difficoltà ad arrivarci di fronte con la motocicletta per scaricare i bagagli. Più difficile si dimostra la ricerca di un posto in cui lasciarla per la notte; la concierge dell’albergo mi dice che la città è tranquilla, ma vedo grosse catene a tutte le biciclette e ciclomotori che incontro e dunque non mi fido del tutto. Finalmente trovo un cortiletto dietro la stazione della polizia in cui è posteggiata una vecchia Yamaha e le sistemo vicino la RT a farle compagnia.
Passeggiamo a lungo sulla Lichtentaler Allee, splendido viale lungo il fiume Oos in cui sbattono i piedi bambinetti felici all’ombra di grandi ed esclusivi alberghi internazionali. La passeggiata si conclude al Rosarium, incredibile giardino di rose nel quale in questa stagione colori e profumo ti stordiscono.
La sera ci sediamo ad un tavolino nell’aria tepida, di fronte alla Kurhaus; ci piacerebbe visitare quello che Marlene Dietrich definì “il più bel casinò del mondo”, ma non abbiamo l’abbigliamento adatto e ci accontentiamo di una Pepsi e della musica dell’acqua sulle pietre che lastricano l’Oos.
Ora si tratta di volgere la marcia verso casa e per temperare la mestizia decidiamo di allungare la strada verso il lago di Costanza e Davos. Non ci sarà il tempo per fermarsi, ma solo per correre in ambienti tanto diversi e salire a due bei passi alpini: il Flüela e il Fuorn.
A Glorenza sostiamo fra le antiche mura per un gelato e poi giù per la Val Venosta che non finisce mai e poi in autostrada verso casa. A Rovereto ci aspetta un acquazzone tropicale che ci accompagnerà fino davanti alla porta.

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2 risposte a Passaggio in Foresta Nera

  1. Valter ha detto:

    …molto bello, l’attesa e le aspettative di questo report non sono state deluse.
    Testo che trasmette la sensazione diretta del momento e belle foto che fanno venir voglia di lasciar tutto e partire…

    Valter

  2. Flaviob46 ha detto:

    Bel report Giulio,come del resto tutti i precedenti. Amo particolarmente quella parte di Europa che comprende Austri,Svizzera e Germania meridionale. Ciao Flavio

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