Percorrendo i Lessini da ovest ad est

17 Aprile. L’appuntamento con Belumet e i suoi amici è alle sei del pomeriggio e quindi io e Maria Grazia ce la prendiamo comoda.
La mattinata passa con il naso all’insù a cercare di indovinare come si metterà il tempo. Qualche squarcio nelle nubi alimenta la speranza, ma al momento di partire, verso la montagna il cielo è nero come la pece. E la nostra intenzione è di andare proprio lì; di riattraversare per l’ennesima volta quelle strade che tanto amiamo, immaginando di guidarvi una lunga carovana: quella di tutti gli amici mototuristi incontrati sulle strade d’Italia.
Sì, perché oggi è una giornata speciale. Le strade sono quelle, ma il giro ha una sua solennità particolare: è una tappa della Motostaffetta, un’invenzione per legare fra loro le strade del cuore degli amici che si ritrovano nel forum di Mototurismo a scambiarsi informazioni, a sognare insieme, a ridere, a piangere quando un posto resta vuoto e talvolta a litigare.
Un pallido occhio di sole saluta la partenza verso Fane. I fiori di ciliegio che ornano la strada spiccano contro il cielo plumbeo. Passato il borgo aggrappato alla testata della valle, una secca svolta a destra ci fa scollinare sulla variante che scende in Valpantena. La strada corre per un po’ sul crinale ed offre un’ampia visuale sull’altopiano orientale dei Lessini e sulle modeste, ma graziose cime sulle quale da ragazzini ci siamo fatti le gambe nelle gite con la parrocchia. Oggi, sono incappucciate di nubi e le possiamo ammirare solo con gli occhi della memoria. Giù in picchiata a Stallavena per prendere la SP6 che sale a Cerro Veronese e poi a Boscochiesanuova. L’intenzione era diversa: a Stallavena pensavamo di svoltare a sinistra nella stretta valle di Lugo che risale fino ad Erbezzo con una vista stupenda sulla bastionata creata nei millenni dall’erosione e sul Ponte di Veja, un ponte naturale di roccia meta di tante scampagnate con amici e morose. Il tempo non è favorevole e via dunque di gas sugli ampi tornanti che hanno ospitato una famosa cronoscalata: la Stallavena-Boscochiesanuova. A Cerro giriamo a destra per scendere nella Val Squaranto e raggiungere Roverè Veronese. Il bosco è ancora addormentato e i rami spogli hanno un’aria lievemente ostile sullo sfondo dei nuvoloni che si ammassano di fronte a noi. La SP16 ci porta rapidamente a Velo Veronese e da lì la strada precipita in Val d’Illasi in un ambiente decisamente alpino. Mano a mano che scendiamo, gli alberi si impreziosiscono di bottoni verdi brillanti e di tenere foglioline e l’erba dei prati si fa smeraldina. Giunti nel fondovalle, corriamo verso la pianura per risalire con stretti tornanti a San Bortolo, famoso per i “trombini” (inoffensivi archibugi con cui vengono allietate le feste e assordati i presenti). Se il cielo fosse sgombro, sulla sinistra potremmo ammirare il gruppo del Carega ancora ammantato di neve, ma invece le prime gocce di pioggia ci accompagnano verso Bolca e poi giù nella Valle d’Alpone. A San Giovanni Ilarione svoltiamo verso il vicentino, tallonati dal rombo del temporale mischiato a quello delle auto in tappa di trasferimento di un rally. Verso Chiampo il sole fa capolino, ma è tregua di breve durata perché dopo avere attraversato l’autostrada in direzione dei Colli Berici, riprende la pioggia. La Valle di Chiampo e poi Arzignano e poi Montecchio Maggiore sono un triste risveglio alle condizioni di vita nella Pianura Padana dopo i profumi d’acqua e di vegetazione e dopo la solitudine e l’ampio sguardo della montagna. Percorriamo queste strade obbligate il più rapidamente possibile, come nuotassimo da una riva all’altra, e a Brendola risaliamo la SP12 vicentina verso il cuore dei Colli. Sulla sinistra, in alto, i resti della Rocca dei Vescovi incutono ancora un po’ di soggezione. A Perarolo, un bivio conduce a due itinerari entrambi attraenti e questa volta scegliamo quello che risale a destra verso San Gottardo per poi scendere a Barbarano Vicentino. I Colli non offrono grandi panorami come i Lessini, ma sono una sorpresa continua ad ogni curva. Attaccati alla città, nascondono angoli di solitudine e di raccoglimento straordinario e ad ogni passo la porta aperta di una trattoria invita alla sosta con prodotti tipici formidabili. A Barbarano, di corsa attraversiamo il corridoio di pianura che separa Berici ed Euganei ed eccoci a Bastia. Quattro curve e ci accoglie lo starnazzare di oche e galline che abitano il cortine ruspante dell’agriturismo in cui abbiamo appuntamento con Belumet. In tutto abbiamo percorso 120 chilometri. Giusto il tempo di sistemarci un po’ ed è l’ora dei festeggiamenti. Per fortuna, abbiamo una stanza riservata e non c’è bisogno di rimettersi in marcia fino al mattino successivo.

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