Syria

Il due di maggio del duemilasette salivamo sull’aereo che ci avrebbe riportato a casa dopo nove giorni di viaggio in Siria. Non molto, appena una “iniziazione” nei posti classici dove vanno tutti (Damasco, Palmyra, Aleppo, Hama); tuttavia sufficiente a farci venire voglia di tornarci dopo avere imparato qualche parola di arabo.

Eravamo partiti con una sottile preoccupazione a cui non volevamo dare credito e che tuttavia ronzava come un insetto fastidioso nelle orecchie: “la situazione attuale in Siria richiede le accortezze rese necessarie da possibili ripercussioni della situazione di instabilità e delle tensioni che caratterizzano l’area mediorientale nonché della diffusione del terrorismo”. Così recitava il sito del Ministero degli Affari Esteri italiano, ma la nostra sensazione è stata di grande sicurezza e tranquillità. Quindi, se pensate anche solo lontanamente ad un viaggio in Medio Oriente, non preoccupatevi troppo e andate in Siria.

Damasco. Nella città vecchia ci si perde facilmente, ma non c’è motivo di preoccuparsene. Si incontrano angoli deliziosi e botteghe artigiane in cui il lavoro è ancora un’arte; non è pericoloso passeggiare e soprattutto c’è sempre qualcuno disposto a guidarti dove vuoi andare per pura gentilezza e che probabilmente ti inviterà a casa sua per un caffè e quattro chiacchiere. Noi siamo stati molto bene all’hotel Dar Al Yasmin, vicino a Bab Touma. È un’antica casa con il cortile interno riccamente decorato e anche le camere sono confortevoli e arredate con mobili vecchi. Per quanto riguarda i ristoranti, nella città vecchia c’è solo l’imbarazzo della scelta: tutti ottimi, eleganti e non molto costosi. Noi abbiamo apprezzato particolarmente “The Old Town”, il “Newtron” e l’Haretna che abbiamo trovato seguendo il brusio delle persone (tutti siriani) che l’affollavano.

Palmyra. Se si potesse visitare il sito archeologico ed il castello senza dovere soggiornare in città sarebbe l’ideale, ma purtroppo non è possibile, soprattutto se si vuole gustare (e fotografare) l’alba che incendia le rovine di epoca romana imperiale senza il clamore delle comitive che arrivano dopo qualche ora. La città moderna è senz’anima e vive quasi completamente in funzione del turismo. Abbiamo dormito in un albergo nuovissimo e molto confortevole, sebbene un po’ defilato (il Semiramis). Non abbiamo invece trovato un ristorante decente. Tuttavia, saranno le rovine di una città ricca e sfarzosa, sarà la collocazione nell’oasi con i suoi palmeti e gli alberi da frutto, sarà il deserto che ti circonda in ogni direzione, ma Palmyra merita una visita.

Aleppo. Aleppo è il souq che ti risucchia e Al Jdeida, il quartiere armeno e maronita in cui il commercio è più discreto e le case di pietra grigia riccamente ornata più rassicuranti. Abbiamo alloggiato al Beit Wakil, uno degli eleganti e piccoli alberghi ricavati da antiche case con le camere che si affacciano su un bel cortile con la fontana. Però, ahimè, se il posto è molto bello, non altrettanto possiamo dire della camera e del bagno: piccolissimi, poveramente arredati e decisamente non all’altezza delle aspettative. A poche centinaia di metri, hanno recentemente aperto uno Sheraton e se dovessimo tornare ad Aleppo, andremmo a chiedere quanto vogliono. Ristorazione curata, ma un po’ ripetitiva e ordinaria.

Hama. Ci siamo arrivati dopo un viaggio massacrante da Aleppo attraverso i monti Jebel Ansariyya per visitare il castello Qala’at Salah ad-Din. Era festa ed il parco delle Norie (le grandi ruote di legno che, stridendo e gemendo, sollevavano e continuano a sollevare l’acqua del fiume Orontes per irrigare i campi) era stipato di siriani e sirane, perlopiù di fede islamica, che passeggiavano e ci guardavano con la stessa intensa curiosità con cui noi osservavamo loro. L’albergo (Orient House) anche in questo caso era ricavato in una casa antica, ben arredato e con camere grandi e confortevoli. Inoltre, il prezzo era decisamente interessante. Abbiamo cenato in una rosticceria che non avremmo mai trovato da soli od in Internet (Ferdawi Restaurant), mangiando bene e spendendo pochissimo.

Il mattino dopo, la visita frettolosa ad un “must” del turismo (Crack des Chevaliers, un imponente castello crociato) e di corsa in aereoporto, verso casa.

Naturalmente, il viaggio non è stato solo ciò che abbiamo scritto. I profumi, i colori, i suoni e i rumori, gli incontri sono stati moltissimi e ricchi. Come molti viaggi, anche questo è stato un po’ un viaggio interiore. Ma la sua brevità ci rende cauti.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Viaggi. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Syria

  1. giulio1954 ha detto:

    Rileggo a distanza di qualche tempo la cronaca di un viaggio, reso meraviglioso dalla simpatia e ospitalità degli abitanti di Damasco, Aleppo, Hama ed Homs, oltre alle bellezza della terra e della storia..
    Il cuore si stringe e le lacrime mi bagnano gli occhi ripensando alle notizie che giornali e TV ci urlano in questi giorni.
    Auguri, gente stupenda, che la pace ritorni presto ad illuminare i vostri giorni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...