Slow ride intorno al Pasubio

Due di giugno. Le previsioni meteo non sono favorevoli, ma la luce con cui si presente il mattino promette bene. Nella testa ronza ancora l’accenno di un amico alla bellezza della strada verso Passo Borcola e allora perchè non andare a curiosare?
Bisogna innanzitutto arrivare a Rovereto, ma vuoi proprio fare tutta la strada di fondovalle? No. E allora su verso i Lessini e giù in Val d’Adige da Fosse. L’aria è fresca e la strada tutta per noi. A Rovereto ci infiliamo nella Valle di Terragnolo che splende nel sole e a Piazza invece di svoltare per i primi tornanti che portano verso Serrada e Folgaria, proseguiamo su una stradina stretta fra boschi di faggi e costoni aperti fino alla testata e al Passo della Borcola, superando gruppi ansanti di ciclisti. Il Passo si apre fra il massiccio del Pasubio e le modeste alture che chiudono l’altopiano di Folgaria a sud e da lì la strada sprofonda con numerosi e stretti tornanti nella Valle di Posina e prosegue lungamente fino ad Arsiero. Ci allunghiamo verso Schio perché lo stomaco comincia a brontolare e inseguiamo scarne indicazioni su una trattoria “La Sorgente” subito dopo la cittadina. All’uscita da Schio un cartello stradale ci apre il ricordo: Torrebelvicino. Imbocchiamo la valletta che si diparte sulla sinistra del paese e giungiamo presto alla trattoria che si dimostra all’altezza delle aspettative: tre grandi piscine nel cortile raccolgono le acque del vicino torrente ed ospitano numerose trote iridate. Promette bene. La sala è accogliente e la signora che ci fa accomodare pure. Prendiamo: antipasto di salame di trota con cren fresco marinato, filetto di trota con speck e verdure di campo, purea di mele con cannella e ci alziamo dalla tavola soddisfatti.
Nel cielo intanto si sono addensate le nubi, ma non sembrano preoccupanti. Lentamente risaliamo la strada verso Pian delle Fugazze con un occhio ai tornanti e l’altro incollato alla catena delle Piccole Dolomiti di fronte a noi. Il traffico è adesso aumentato e dobbiamo a lungo restare accodati ad un trenino di auto che vanno a rilento. Fortunatamente si fermano tutte al Passo e quindi scendiamo più allegri la Vallarsa fino all’eremo di San Colombano, abbarbicato alla parete poco prima di Rovereto. Lì sembra che il Santo abbia fatto fuori un drago. Sarà vero? Il luogo è suggestivo e la passeggiata ci aiuta a digerire il pranzo. Dopo la visita, ancora la Val d’Adige ci conduce verso casa.

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