Oltre il circolo polare artico

30 Luglio: Verona – Nürnberg Feucht Ost (570 km)

L’appuntamento è alle tredici al casello di Verona Nord. Sulla A22 il traffico è abbastanza tranquillo, il tempo è bello e non fa nemmeno troppo caldo. Arriviamo rapidamente al Brennero, dove ci coglie una pioggia leggera mentre parcheggiamo le moto per una breve sosta. In Austria e Germania, andatura mista che alterna tratti allegri ad altri al rallentatore, soprattutto intorno a Monaco di Baviera. Sarà che finalmente siamo in viaggio, ma riesco a gustarmi anche l’autostrada in Germania con i suoi ampi saliscendi ed una campagna verdissima. Ci fermiamo alle venti in un motel di fianco all’autostrada. Cena con wurstel e birra nel ristorante dell’area di sosta. Dormo male, disturbato dal fumo stantio che impregna la stanza.

31 Luglio: Nürnberg Feucht Ost – Kiel (714 km)

Dopo un caffè ingollato di corsa senza fare molto caso al suo sapore, ci mettiamo in strada alle sette di mattina. Belle le colline intorno a Würzburg, ma poi la tappa di trasferimento diventa massacrante fra cantieri e lunghe code di caravan tedeschi che si spostano sul Mare del Nord per le vacanze. Gli ultimi cento chilometri fra Amburgo e Kiel sembrano non finire mai. Arriviamo al porto di Kiel alle 17, appena in tempo per imbarcarci sul ferry boat. Siamo gli ultimi e parcheggiamo vicino ad un gruppo di svedesi. Li osserviamo con la coda dell’occhio ancorare le moto ai ganci sul pavimento e facciamo come loro. Penso: sono scandinavi; saranno abituati ai traghetti con tutti i fiordi che ci sono lì. Alla fine, un marinaio passa in rassegna i mezzi; scrolla una cinghia qui, ne aggiunge un’altra là, un colpo di martinetto, infine annuisce. Si può salire in cerca della cabina prenotata già tre mesi fa.

1 Agosto: Gothenburg – Stockholm (483 km)

Mi sveglio presto e salgo sul ponte esterno poco prima che la nave entri nel canale che conduce al porto di Gothenburg. Davanti a noi si affollano quattro o cinque navi di diverso tonnellaggio che si muovono in ogni direzione. Il cielo è plumbeo e promette la pioggia che puntualmente ci accoglie appena scendiamo lo scivolo che conduce al molo. In moto, nessuna formalità doganale né controllo dei documenti. Sotto la pioggia battente, percorriamo i primi duecento chilometri senza vedere nulla di più delle nuvole di acqua sollevate dal raro traffico che percorre la E20. Poi la visibilità aumenta e la guida diventa piacevole. Boschi di conifere si alternano a prati e campi di orzo maturo. Qua e là fattorie rosso mattone profilate di bianco occhieggiano un po’ defilate. Molti gli autovelox che obbligano all’attenzione e alla moderazione nella guida. Per il pranzo, usciamo di qualche centinaio di metri su una strada bianca che ci conduce in riva ad un laghetto. Da un lato, i resti del muro di cinta di un piccolo monastero e dall’altro, una baracca in legno che ospita un piccolo ristoro condotto da tre signore molto divertite del nostro disorientamento. Mangiamo piccole polpettine di carne su una fetta di pane. Nei pressi di Stoccolma incappiamo in un ingorgo che superiamo passando con cautela fra le colonne di auto che perlopiù si spostano lateralmente per farci strada. Grazie al navigatore GPS troviamo rapidamente l’albergo prenotato in centro e la sera facciamo una passeggiata in Gamla Stan, la città vecchia di Stoccolma. Sarebbe bello fermarsi qui qualche giorno e scoprire la città raccontata da Stieg Larsson, ma le strade verso nord ci aspettano e non vedo l’ora di ripartire.

2 Agosto: Stockholm – Sundsvall (378 km)

Utilizziamo la mattinata per una passeggiata all’isola di Skansen, ma rinunciamo al proposito di visitare il museo Vasa. Il tempo è poco e la visita sarebbe forse più un tormento che un piacere. Mentre torniamo all’albergo, il cielo si scurisce e carichiamo i bagagli bagnati dai primi goccioloni. L’uscita dalla città è agevole e presto ci troviamo sulla E4 con una visibilità ridottissima e un traffico decisamente più pesante di quello di ieri. Poco dopo Uppsala le nuvole si aprono ed esce un sole splendente. A Mehedeby, il primo assaggio di un fiordo con un lungo ponte sospeso che attraversa l’acqua blu cobalto. La strada è bella e, siccome si va piano per forza, gli occhi possono soffermarsi sul panorama che sfila ai lati. Poco prima di Sundsvall ci mettiamo alla ricerca della nostra prima hytte, ma la ricerca dura poco perché, fermi in coda ad un semaforo, siamo sfiorati da un bus di linea in corsa che lascia due segni profondi sulla borsa di sinistra. Poteva essere una tragedia e invece per fortuna ce la caviamo solo con un grande spavento. Ci rifugiamo un po’ smarriti in uno Scandic Hotel poco lontano e ci concediamo una birra fresca che ci rinfranca.

3 Agosto: Sundsvall – Luleå (531 km)

La giornata è soleggiata e sempre sulla E4 viaggiamo nel saliscendi che taglia la foresta con aperture improvvise su fiordi e fiumi. Il traffico modesto alleggerisce la guida, sempre trattenuta tuttavia dai bassi limiti di velocità e dai numerosi rilevatori che punteggiano la strada. A Luleå finalmente troviamo la nostra prima hytte: piccolina, rossa, costruita con spesse tavole incastrate fra loro, due letti a castello e un angolo cottura essenziale, il bagno è comune, ma molto bello e pulitissimo. La sera è dolce e luminosa; il sole indugia a lungo sull’orizzonte prima di scendere dietro i rilievi lontani.

4 Agosto: Luleå – Kautokeino (570 km)

Alle 3.30 il cielo è sereno, tranne poche nubi rossastre ad est illuminate dal sole nascente. Tre ore dopo, invece, è coperto e mi crea un po’ di inquietudine il ricordo dei racconti di chi è già stato quassù sulla pioggia e sul vento che si incontrano da qui in avanti. Alle sette siamo in marcia e proseguiamo ancora per una quarantina di chilometri sulla E4 fino a Tore, dove lasciamo la costa baltica per immetterci nella E10. La strada costeggia un largo fiume in cui si specchiano basse colline coperte di nere conifere. A Överkalix deviamo a destra prima sulla 98 e subito dopo sulla 392 che ci condurrà a Pajala. Dopo una ventina di chilometri incrociamo il circolo polare artico; sulla sinistra della strada, un paio di costruzioni chiuse e un piccolo mappamondo arrugginito segnano il luogo, ma il ristoro è chiuso forse da anni e l’area ha un aspetto desolato e triste per cui, scattata una foto, ci affrettiamo ad allontanarci. La strada si alza e procede sulle dolci ondulazioni punteggiate di specchi d’acqua azzurro brillante ora che il sole ha dissolto le nubi; quando ridiscende nella valle, il primo incontro con un paio di renne che brucano, fuggevoli apparizioni nella cunetta al lato della strada. Pajala è una tranquilla cittadina di campagna e ci accoglie con una pasticceria che sembra il salottino di casa della signora che la gestisce. La torta al limone che prendo è stupenda, come pure le altre a cui rinuncio. Ci sentiamo ormai arrivati anche se mancano ancora trecentosessanta chilometri a Kautokeino, ma invece il bello comincia adesso. La 395 segue per una cinquantina di chilometri il fiume Torne con bellissime vedute sulle sue anse, gli isolotti, le rapide spumeggianti e poi lo abbandona, perdendosi nella campagna abbastanza desolata verso Vittangi. La strada è stretta, ma incrociamo solo qualche camion, poche auto e numerosi cantieri per il rifacimento della strada. Allora, tutto il traffico scorre su una sola corsia di terra battuta, ma il fondo è compatto e non ci crea difficoltà. È l’una passata e, giunti a Vittangi, cerchiamo un posto in cui fermarci a mangiare qualcosa, ma troviamo solo un fast food un po’ dubbio in cui comunque la pizza è commestibile. Riprendiamo la E45 verso Karesuando, ma presto la strada diventa un incubo per una quindicina di chilometri. L’asfalto è stato completamente smantellato e tutta la sede stradale è ricoperta di ghiaione smosso e profondo; l’anteriore affonda, il manubrio è come impazzito ed il posteriore scodinzola che è un “piacere”. Inevitabilmente, andiamo piano e cerchiamo davanti a noi i tratti che ci sembrano più solidi, utilizzando l’intera larghezza della strada. Tuttavia, non è cosa semplice perché in entrambe le direzioni corrono mezzi pesanti ed auto con roulotte cui dobbiamo cedere il passo, affondando in pozze di ghiaia profonda. Verso la fine del tratto, incrociamo un motociclista tedesco con una sportiva che fatica ancora più di noi e che, quando gli diciamo che ne avrà per una decina di chilometri, sbianca. Un rapido “good luck” e via. Infine, la strada torna ad essere tale e non una pista e rapidamente arriviamo a Karesuando e al confine con la Finlandia. Pochi chilometri ancora e siamo in Norvegia. L’emozione è tanta; i boschetti diventano sempre più bassi e radi e mano a mano sono sostituiti da una distesa di bassa vegetazione, la tundra, punteggiata di cuscini di fiori rossi e di specchi d’acqua azzurri. L’orizzonte è rotto da alcuni rilievi e dai coni delle tende Sami che accompagnano ogni abitazione. Infine, eccoci a Kautokeino che si estende in lungo e in largo e ci fa pensare che i Sami siano così abituati agli ampi spazi da edificare città che assomigliano anch’esse ad accampamenti. Scendiamo al Norlandia Kautokeino Hotel al cui ingresso ci accolgono quattro pelli di renna in vendita. È evidente che non si aspettano più clienti e ovunque tracce di lavori di manutenzione in corso. Sistemati i bagagli, ci piacerebbe fare una passeggiata prima di cena, ma, appena usciti, siamo assaliti dai terribili mosquitos lapponi che non ci danno tregua. Sconfitti, battiamo in ritirata in una steak house che prometteva bene secondo la Lonely Planet, ma ahinoi deve essere cambiata la gestione: la birra Mack’s non c’è più, il cameriere rimane fisso davanti alla TV nonostante il nostro ingresso e la qualità della bistecca lascia alquanto a desiderare. Pazienza.

5 Agosto: Kautokeino – Nordkapp (435 km)

Oggi è il gran giorno: si arriva a Capo Nord. Suona ridicolo anche a me affermarlo, eppure sento che arrivare lassù significherà raggiungere una meta che non ero sicuro sarei stato in grado di raggiungere in motocicletta e dunque sarà stata un’impresa. Appena sveglio, scosto la tenda della camera. “Piove” dico a Maria Grazia. Tanto era radioso il cielo ieri sera quanto oggi si presenta grigio e compatto e piove a dirotto. Prepariamo in silenzio i bagagli e in silenzio consumiamo la colazione. Da Kautokeino proseguiamo per una trentina di chilometri sulla 93 in direzione di Alta e poi la abbandoniamo per dirigerci verso Karasjok sulla 92. Presto, la visiera si appanna e indovino la strada più che vederla. Chissà se con il maltempo le renne se ne stanno buone o se ne vanno in giro noncuranti della scarsa visibilità, mi chiedo. Con questo tempo, se ne trovassi una in mezzo alla strada, la centrerei come un missile, altroché scansarla. Sempre avanti, fra laghi che Maria Grazia mi descrive nell’interfono, e saliscendi infiniti. Ad una trentina di chilometri da Karasjok, la pioggia cala di intensità e posso alzare un po’ la visiera. Intravedo così una successione di modesti picchi e vallette ricoperte di bassi arbusti e, nei lati sottovento, fitti boschetti. Specchi d’acqua ad ogni passo, alcuni ampi ed altri poco più grandi delle pozze scavate sui Lessini per raccogliere l’acqua piovana ed abbeverare le bestie. In un centinaio di chilometri, avremo incrociato una decina di case, pallide ombre che fuggono indietro appena le scorgiamo. Mi fermo sul ciglio della strada per un bisogno improrogabile e noto la varietà di piantine, bacche, muschi e licheni che tappezzano il terreno, ma anche quella degli insetti fastidiosi che si affollano attorno a me appena mi inoltro un po’ nel bosco. Stiamo risalendo in moto che si ferma un gruppo di motociclisti inglesi che provengono da Karasjok: “Any trouble?” Vagli a spiegare che l’unico problema era svuotare la vescica. Un sorriso, un ringraziamento, ed ognuno per la sua strada. Però fa bene verificare che la solidarietà fra motociclisti non è solo una bella favola. Roberto e Lorenza, che avevamo perso di vista appena imboccata la 92, ci attendono al palazzo del Parlamento Sami che visitiamo distrattamente per infilarci in un caffè nella periferia di Karasjok e scaldarci con un caffè. Riforniamo le motociclette e infiliamo la E6 che ci porterà a Lakselv e a Olderfjord al bivio con la E69. Ha ripreso a piovere e percorriamo la strada fra Karasjok e Laksev senza poter godere minimamente del panorama. A Laksev, facciamo il pieno di carburante ed utilizziamo la toilette della tavola calda sull’altro lato della strada. Seduti al tavolo, anziani e bambini ci guardano curiosi passare fra loro infagottati e gocciolanti. Ora siamo sul mare. La strada si alza e si abbassa lungo il Golfo di Porsangen, punteggiato di piccole e grandi isole. La pioggia va e viene ed il vento ha rinforzato. Fa freddo e speriamo di incontrare un punto di ristoro in ognuno dei rari villaggi che attraversiamo, ma dovremo percorrere tutti sessantaquattro chilometri che ci separano da Olderfjord per trovare infine una tavola calda. La zuppa del giorno è di pomodoro, probabilmente una Campbell’s, ma è calda e deliziosa. All’ufficio turistico ci informano che oggi il cielo resterà coperto e basso, ma domani dovrebbe uscire il sole. Speriamo. Riparto con il formicolio nella braccia per l’eccitazione e, sebbene sappia che mancano ancora più di cento chilometri per raggiungere Honningsvag, ogni tunnel che incontriamo mi aspetto sia quello che ci traghetterà sull’isola di Mageroya. La strada percorre la costa con belle viste sul mare cupo a destra e sulle colline verdi imbacuccate di nebbia sulla sinistra. Gli avvistamenti di renne aumentano e ogni volta occorre rallentare per superarle in sicurezza. Ogni ansa della costa è occupata da una casa di pescatori, le più grandi da due o tre ben lontane fra di loro, e, laddove lingue di terra verdissima si tuffano nel mare, c’è lo spazio per ordinatissime fattorie. Il traffico è insignificante e formato perlopiù da bus turistici e camper. Ciclisti con i mezzi più svariati si affaticano sulle rampe e si gettano senza ritegno nelle lunghe discese. Li sento compagni di avventura e li saluto tutti, spesso ricambiato. Infine, eccoci al tunnel che precipita in basso nell’aria che si fa ghiaccia e risale ripido fino a sbucare dall’altra parte. Nel buio e con quelle pendenze, i ciclisti avranno il loro bel da fare. La sosta obbligata per pagare il pedaggio (salato) e poi gli ultimi chilometri. Superiamo Honningsvag praticamente senza fermarci e ci mettiamo alla ricerca di una hytte che troviamo al Naf Nordkapp Camping nello Skipsfjorden. Depositiamo i bagagli e risaliamo subito in moto per raggiungere Capo Nord. La strada, subito dopo il campeggio, risale con quattro tornanti una parete rocciosa e poi… entra nella nebbia. La visibilità si riduce praticamente a zero e proseguiamo seguendo la linea gialla tratteggiata di mezzeria fino alla barriera di pagamento. Parcheggiamo e ci dirigiamo a piedi verso la massa più scura del centro visitatori in cerca del mappamondo, raggiunto il quale abbraccio Maria Grazia e gli amici con cui abbiamo condiviso il viaggio. Scattiamo un paio di foto per testimoniare l’arrivo e poi entriamo nel centro visitatori. Il ritorno avviene ugualmente nel nulla, ma contiamo sulle previsioni per domani. Nella nostra capanna, cuociamo un piatto di pastasciutta, il primo da quando siamo partiti.

6 Agosto: Nordkapp – Alta (312 km)

Al risveglio il cielo è grigio e le montagne hanno ancora il colbacco di nebbia, ma nel giro di un’ora compaiono squarci di azzurro che aprono la strada al sole.Risaliamo la strada già percorsa che in quota è un balcone aperto sui fiordi azzurri che penetrano profondi a destra e a sinistra. Branchi di renne, timide e curiose, rallegrano la vista. Al Capo ripetiamo le foto e scrutiamo la linea dell’orizzonte a nord, sperando di scorgere almeno un accenno delle Isole Svalbard che però sono troppo lontane. Sulla strada del ritorno, dopo una ventina di chilometri deviamo a destra verso Gjesvær. L’altopiano è deserto e l’unica compagnia sono le renne ed il vento. Lunghi rettilinei e curve dolcissime si susseguono e poi la strada cala in una valletta di sfasciumi occupata interamente da un lago blu, uscendone da un intaglio nella roccia oltre il quale la vista si allarga in basso sul villaggio di casette colorate affacciate sul mare azzurro. Sullo sfondo, tre picchi azzurri si stagliano nel sole. Entriamo in paese al minimo, quasi timorosi di rompere l’incanto e, dopo un giro nelle due vie principali, seguiamo l’indicazione di un ristorante dove ci attardiamo al tavolo sulla terrazza illuminata da un caldo sole. Non vorremmo andarcene da qui perché forse è proprio quello che siamo venuti a cercare, ma la strada ci richiama. Ripercorriamo la strada di ieri con preoccupazione crescente mano a mano che i chilometri si susseguono senza l’ombra di un distributore perché non abbiamo fatto rifornimento a Honningsvag, finché poco prima di Russeness ne incontriamo uno. Mentre stiamo ripartendo, arriva un GS il cui pilota si fa riconoscere come frequentatore del forum di Mototurismo ed è un piacere scambiare due chiacchiere con lui, Gionni1964, e con sua moglie. Ci sialutiamo e a Oldsfjord riprendiamo la E6, allontanandoci dalla costa. Il paesaggio si fa montagnoso, ma la vista è sempre ampia e la strada scorrevole. A Skaidi, lasciamo sulla destra la deviazione per Hammerfest e seguiamo a lungo il corso di un fiume che ci lascia poco prima di Alta. Il vento rinforza e si oppone al nostro andare, senza crearci un vero e proprio fastidio. Anzi, aumenta l’euforia che ci muove la vista dei picchi scoscesi, delle ampie vallate e del fiume scintillante che corre fra boschi scuri e tundre giallastre. Anche la strada, fatta di lunghi rettilinei e di larghissimi tornanti ora in salita ora in discesa, ci mette del suo a rendere entusiasmante la corsa. Essa si arresta ad Alta dove troviamo alloggio in uno Scandic Hotel, a sera ormai avanzata.

7 Agosto: Alta – Harstad (565 km)

La meta è Harstad, alle porte delle Isole Lofoten. Ma siamo tutti un po’ stanchi e non siamo certi di arrivarci in giornata. La carta stradale ci aveva avvisato che oggi avremmo fatto la conoscenza dei grandi fiordi del nord, ma non mi aspettavo lo spettacolo che incontriamo: un caleidoscopio in cui gli stessi ingredienti, mare e monti, cambiano continuamente configurazione, suscitando ad ogni curva un’esclamazione di sorpresa. Nei pressi di Narvik, abbandoniamo la E6 per imboccare la E10 che ci porta su Innøia. Novantuno chilometri che la stanchezza raddoppia e rende noiosi, tranne quando attraversiamo il maestoso ponte che supera l’Astafjorden e conduce sull’isola. Harstad è piena di gente per l’Hålogaland Country Festival e non ci è facile trovare una stanza in albergo. Ceniamo al Vertshuset Nordlændingen in un ambiente informale ed accogliente.

8 Agosto: Harstad – Valberg, Vestvågøy (311 km)

Prima di partire, una rapida visita alla chiesa di Trondenes, costruita intorno al 1250 e impreziosita da bassorilievi lignei sull’altare in onore della Madonna. Mentre stiamo visitando la chiesa, arrivano numerose famiglie vestite per la festa, le donne con bellissimi abiti tradizionali. Si tratta di un battesimo che non vogliamo disturbare e dunque ce ne andiamo rapidamente, non prima di avere chiesto il permesso di scattare una foto ad una bella ragazza in costume.Raggiungiamo Revsnes percorrendo la 83, una strada molto bella, e ci imbarchiamo sul traghetto per Flesnes. Proseguiamo ancora sulla 83 fino a Langvassbukt e poi sulla 85 e sulla 82 fino a Melbu. Secondo traghetto della giornata da cui sbarchiamo a Fiskebøl. In poco tempo siamo a Svolvær in cui riconosciamo il paesaggio delle Lofoten, già visto tante volte in fotografia. Tutto bellissimo, però… il turismo ha reso opaca la bellezza dei luoghi abitati che si incontrano: hanno il sapore di una replica, di un fondale in cui il turista viva l’esotismo che è venuto a cercare, senza però trovarlo veramente. Decidiamo di non cercare da dormire nei luoghi citati nelle guide e dunque appena oltre il ponte che conduce sulla Vestvågøya prendiamo la 815 e la percorriamo lentamente in cerca di una hytte isolata. Il vento soffia impetuoso su questa strada deserta che sembra non condurre da nessuna parte e solo poco prima di Valberg incontriamo l’indicazione che cerchiamo. La seguiamo su una stradina bianca fino ad uno spiazzo erboso sul mare con un molo a cui è attraccata una barca da pesca e due villette bianche di legno. Di hytter come ce le aspettiamo, neppure l’ombra. Chiamiamo il numero di telefono scritto sul cartello e nel giro di cinque minuti arrivano i proprietari. Incredibilmente, le hytter sono proprio quei due villini bianchi, di cui uno è abitato. Nella cucina una grande stufa a legna che riscalda anche il salottino attraverso un’ampia canna fumaria. Hans, il proprietario, è un pescatore di merluzzi e rimarrei tutta la sera a sentirlo raccontare la sua vita sul mare d’inverno. Sistemati, torniamo indietro a Hennningsvær nella luce radente che sembra non cambiare mai. La strada vale più della cittadina che ha la bellezza di una conchiglia abbandonata ormai da tempo dal suo occupante. Quattro passi per le vie deserte e risaliamo in sella per tornare alla nostra bella hytte bianca e al calore della stufa accesa.

9 Agosto: A spasso per le isole Lofoten (194 km)

Da Valberg a Leknes sulla 815 e poi a Moskenes sulla E10. I panorami sono indimenticabili e la strada divertente. Ci fermiamo a Nusfjord, villaggio bello e spento. Il culmine della bellezza è a Reine, dove ci fermiamo a mangiare un panino senza distogliere lo sguardo dai picchi aguzzi che si specchiano nei rami del fiordo. Raggiungiamo infine Å dove facciamo una passeggiata sul promontorio per gettare uno sguardo alle ultime lontane isole dell’arcipelago. Il ritorno percorre le stesse strade con identico piacere.

10 Agosto: Valberg – Reipa, RV17 (207 km)

Oggi si torna sul continente e, siccome il ferry boat parte alle 14, ce la prendiamo comoda. Girettiamo un po’ per i luoghi già visti ieri e poi ci mettiamo in coda all’imbarco. Arriviamo a Bodø alle cinque e mezza e c’è ancora il tempo per fare un po’ di strada. Imbocchiamo la RV17 e, giunti a Saltstraumen, gettiamo un’occhiata dal ponte per vedere il grande maelström. Bisognerebbe però fermarsi e non sappiamo quando sarà il prossimo cambio di marea; dunque, proseguiamo, illudendoci di aver visto un grande gorgo. Il cielo è coperto di nubi basse e a tratti pioviggina. La tanto decantata strada panoramica non ci si rivela tale. Speriamo vada meglio domani. A Reipa, troviamo un bell’appartamento nuovo che ci accoglie per la notte.

11 Agosto: Reipa – Levanger (584 km)

Nulla da fare. Al risveglio, le condizioni meteo sono le stesse di ieri sera. Fa freddo ed è umido. Proseguiamo sulla RV17. La strada è bella e qualche scorcio dove il fiordo si apre è incantevole. Una schiarita ci fa intravedere per un attimo il fronte del ghiacciaio Svartisen in lontananza, ma rapidamente si chiude. Sul ferry boat, il primo della giornata, decidiamo di non attardarci sulla 17. A Sjoneidet la abbandoniamo e ci dirigiamo a Mo I Rana dove riprendiamo la E6 verso Trondheim. Lontano dalla costa le nubi si sono dissolte e la vista del fiordo di Mo I Rana, che costeggiamo, è notevole. La E6 è bellissima, seppure con qualche rallentamento di troppo. Il fiume scintillante, ora rapido ed ora fermo come un lago; il cielo azzurro e le nuvole gonfie che si riflettono perfettamente negli innumerevoli specchi d’acqua che incontriamo; boschi di conifere scure; prati verdi rasati perfettamente; campi profumati di orzo maturo; piccole coltivazioni di frutta. In poche ore passiamo dal clima artico a quello alpino. Fattorie scure con il tetto ricoperto di zolle erbose e gli infissi bianchi. La strada, quasi sempre in ottime condizioni, è divertentissima: lunghi saliscendi rettilinei si alternano ad ampie curve da pennellare in piega. Il traffico è scarso, tranne in un punto in cui un’autocisterna forma una lunga coda che va avanti per una mezz’ora. Mosjoen, Grong, Steinkjer. Vorremmo arrivare a Trondheim, ma un giro di telefonate ci avverte che non sarebbe semplice trovare una sistemazione in città. Ci fermiamo quindi a Levanger in un albergo confortevole, ma troppo caro.

12 Agosto: Levanger – Bud (348 km)

Ci dirigiamo a Trondheim dove visitiamo la cattedrale e facciamo un giretto nelle vie del centro. Entro nella biblioteca pubblica per usare la connessione internet e l’ambiente è vivace, funzionale e allo stesso tempo informale; molti i punti di assistenza. La caffetteria è un ambiente arredato come una vecchia taverna con le candele accese sui tavolini di pino grezzo. Insomma, questa “Biblioteket” ha un’aria sicuramente più amichevole di quelle che troviamo nelle nostre città.Usciamo dalla città sulla E39 e ci dirigiamo a Kristiansund, dove purtroppo non ci è possibile arrivare in centro che è bloccato da una manifestazione sportiva. Proseguiamo sulla 64 imboccando il tunnel atlantico e attraversiamo interamente l’isola di Averøy per giungere all’Atlantic Road, il corto e spettacolare insieme di ponti costruito collegando isolette e scogli. La luce è drammatica: dietro e sopra di noi si affollano nuvoloni neri e pesanti, mentre davanti, ad ovest, una striscia di luce gialla bassa e radente accende il mare. Voltiamo le motociclette per rifare il percorso almeno un’altra volta. Proseguiamo poi sulla strada costiera verso Bud che, se non è spettacolare come la strada atlantica, è comunque molto bella ed aperta sul Mar di Norvegia verso l’Islanda. A Bud ci attende una bella e spaziosa hytte.

13 Agosto: Bud – Geiranger (208 km)

Da Bud percorriamo la 664 su un tratto di costa ancora delizioso e poi all’interno. Seguendo un gruppo di ragazzini norvegesi in motorino e attrezzati per il campeggio, poco prima di Molde evitiamo un tunnel a pagamento e facciamo una strada di montagna poco più lunga e sicuramente più divertente. La 64 ci conduce ad Andalsness e poi verso la Trollstigen, la strada dei Trolls. Il cielo è coperto, ma la visibilità è buona fino a poco prima del passo. Soffriamo un po’ il traffico a cui non siamo più abituati da giorni, sebbene non si possa dire particolarmente intenso; sui nostri passi alpini d’estate è ben peggio. La strada è bella ed ardita, anche se breve e, se la visibilità fosse buona, il colpo d’occhio dal passo verso Andalsness sarebbe impressionante, ma purtroppo non è così. Al punto di sosta, intermezzo esilarante con un gruppo di giapponesi entusiasti che, prima timidamente e poi in modo sempre più sfrontato, si fanno scattare decine di foto appoggiati e seduti sulle nostre moto. Appena ripartiti, troviamo la solitudine e l’ambiente maestoso di una lunga valle di origine glaciale con le cime scintillanti di neve. La strada sembra una pista di sci e mi faccio un po’ prendere la mano nella discesa. Poco prima di Valldal, ci fermiamo ad un chiosco a forma di fragola in cui un ragazzino vende… fragole e ce le mangiamo così, al naturale, in piedi. Squisite e profumatissime, come da noi non si trovano più. La strada ora incrocia fattorie ordinatissime che producono ed esibiscono frutti stupendi: fragole, lamponi, ciliegie, in piena maturazione ora, ad Agosto. A Valldal non prendiamo il ferry boat che ci porterebbe a Eidsdal e a Geiranger per la strada più breve, ma dirigiamo verso Stranda e da lì a Hellesylt da dove il traghetto percorre tutto il Geirangerfjord. La traversata dura un’ora ed il fiordo è grandioso: l’acqua verde bottiglia, le pareti rocciose intervallate da vallette verdi che scendono a precipizio, i fiocchi di foschia, le imponenti cascate d’acqua e le fattorie sparse ora abbandonate, formano uno scenario senza tempo. A Geiranger, dopo qualche difficoltà, troviamo una hytte un po’ trasandata, ma in riva al fiordo. Cena in un caffè vicino con polpette norvegesi, patate, cappuccio rosso, piselli e pasta. Contorno di una buona birra e torta di rabarbaro con crema di vaniglia per dessert.

14 Agosto: Geiranger – Sogndal (291 km)

Ci allontaniamo dal paese sul presto mentre i torpedoni di turisti si stanno svegliando e le strade odorano di bacon e uova fritte. La 63 si alza a stretti tornanti per raggiungere la sommità del circo glaciale che incombe sul fiordo scuro e scendere sull’altro lato in una valle occupata da un bel lago blu. Da lì si diparte lo sterrato per il Monte Dalsnibba e siamo i primi a percorrerlo. Dalla cima il panorama è grandioso sulla valle di Geiranger e sui ghiacciai del Glomsdalen. Scendiamo con attenzione lo sterrato che non presenta nessuna difficoltà e proseguiamo fino a Langevatn dove ci separiamo da Roberto e Lorenza: loro proseguono diritti per Lom, mentre noi deviamo verso Stryn per raggiungere l’inizio della strada 258 che un amico mi ha suggerito di percorrere. Ci ritroveremo a Lom dopo qualche ora. I pochi chilometri della strada 15 sono quasi tutti in galleria e danno modo a Maria Grazia di ironizzare sulla panoramicità del percorso. La 258 è una stradina stretta che nei primi chilometri si inerpica con stretti e fitti tornanti fino alla sommità della valle e scende sull’altro versante con uno sterrato ben battuto accompagnato da una serie di laghi glaciali opalescenti che digradano progressivamente fino a reincontrare la valle principale a Grotli in corrispondenza di un grande lago. Il sole ci sorride e siamo praticamente soli. Sulla destra e sulla sinistra, i ghiacciai luccicano in alto e l’acqua scende copiosa in mille rivoli e cascate di tutte le dimensioni. La strada battuta è liscia come un biliardo e si vede lontano lontano come se si cavalcasse una nuvola. Incontriamo due camper e una coppia di motociclisti italiani che è naturale salutare. Raggiungiamo Lom sulla 15 che abbiamo ripreso a Grotli e lì ci fermiamo a visitare la “stavkirke”. Impressionanti i draghi che ornano il tetto. Splende un sole veramente caldo quando imbocchiamo la 55 che attraversa in quota il Parco Nazionale dello Jothunheimen con bellissima vista sui ghiacciai e scende fino al Sognefjord. Su questa strada le sensazioni sono così tante e così varie che non è possibile ricordarle tutte e nemmeno goderle tutte in una volta sola. A Skjolden abbandoniamo la 55 per imboccare una stradina stretta che corre sul fianco della montagna e conduce a Ornes dove visitiamo un’altra “stavkirke”, quella di Urnes, ornata da portali in legno finemente decorati con motivi vichinghi. La nostra memoria è satura e non può reggere altro. Il ferry boat ci porta sull’altro lato del fiordo e scendiamo a Sogndal dove troviamo una hytte per la notte.

15 Agosto: Sogndal – Bergen (229 km)

Nel bosco il sole accarezza le punte degli alberi quando chiudiamo la porta della hytte e ci mettiamo in cammino. Riprendiamo la 55 e costeggiamo il Sognefjord fino ad Hella. La strada è bella e la mattina luminosa e calda. Ad Hella ci imbarchiamo sul ferry boat che ci consente di attraversare il fiordo e di arrivare a Vangsnes, graziosa cittadina di villeggiatura. Proseguiamo ora sulla 13 lungo un altro ramo del fiordo fino a Vik. Fa caldo e le montagne innevate dietro Balestrand si confondono nella foschia. Da Vik proseguiamo in direzione di Voss, dove abbandoneremo la 13 per imboccare la E16 e giungere infine a Bergen. È strano ma, nonostante mi sforzi di ricostruire il percorso sulla carta stradale, di questa giornata conservo solo il vago ricordo di avere percorso due belle valli verdissime. È frustrante, ma lo debbo ammettere: della 13 mi rimangono solo impressioni indistinte, nonostante sia sicuro di avere goduto il trasferimento lungo le montagne del Telemark. La memoria ritorna sull’arrivo a Bergen e sulla concitazione dell’ingresso in una grande città. Senza difficoltà arriviamo nei pressi del Bryggen. All’Ufficio Turistico, grazie alla pazienza di un giovanotto volenteroso, individuiamo un albergo che non ci dissangui completamente e ci precipitiamo alle bancarelle del mercato del pesce. In un’atmosfera informale e simpatica, degustiamo chele di granchio reale e diverse preparazioni gustosissime di salmone. Le due fettine di carne di balena che troviamo nel piatto ci sembrano un sacrilegio, sebbene il sapore non sia niente male. Il pomeriggio e la sera gironzoliamo qua e là, senza una meta precisa. Purtroppo, alle dieci di sera la città, prima tanto viva, si ammutolisce.

16 Agosto: Bergen (0 km)

Dedichiamo la giornata ad approfondire la conoscenza di questa città così importante nella storia norvegese ed europea. Ci concentriamo su due memorie legate entrambe al mare: il Bryggen ed il museo marittimo. Il Bryggen fu la sede commerciale della Lega Anseatica nella città a partire dal 1360 e per circa trecento anni. “I mercanti germanici che vi commerciavano e vi risiedevano, erano confinati nell’area di commercio e non era permesso loro di interagire con gli abitanti della città” recita la guida mentre visitiamo il museo in cui è stata ricostruita la casa-bottega di un mercante e dei suoi operai. Locali piccoli e bui, condizioni igieniche terribili, sovraffollamento, mancanza di spazi personali, precetti rigidissimi che nulla concedevano al gusto della vita. Ed in più l’isolamento dalla popolazione locale. Quali dovevano essere le condizioni di vita in patria per sopportare una vita così misera e segregata? Usciamo nel sole che rapidamente scaccia il senso di claustrofobia sperimentato nel Bryggen e ci dirigiamo nel quartiere universitario dove ci attardiamo nella visita del museo marittimo, affascinati dai modelli di imbarcazioni che coprono mille anni di arte navale. Bellissime anche le carte nautiche e le testimonianze della vita marinara lungo le coste della Norvegia. Infine, curiosiamo lungo i moli, attratti in particolare dalla Northern-Genesis, una imponente nave per il rifornimento delle piattaforme petrolifere.

17 Agosto: Bergen – Kristiansand (526 km)

Ultimo giorno sulle strade norvegesi. Usciamo da Bergen sulla E16, percorrendo la strada già fatta fino a Voss. I primi cinquanta chilometri sono piuttosto noiosi a causa del traffico pesante e del susseguirsi di gallerie. Poi, mano a mano che ci si allontana, la valle si allarga ed il panorama migliora. Giunti a Voss, imbocchiamo ancora la 13, che si conferma essere una bellissima strada di montagna anche in questo tratto, fino a Bruravik. In particolare, poco prima di Garvin percorre una stretta valle incassata, costellata di alte cascate d’acqua. A Bruravik, attraversiamo l’Eidfjorden con il ferry e lo costeggiamo anche quando cambia nome in Sørfjorden. La strada è stretta ed il panorama non molto attraente, soprattutto mano a mano che ci avviciniamo a Odda, nei pressi della quale incrociamo anche alcuni siti industriali dislocati sul fiordo che appestano l’aria. Attraversiamo Odda senza fermarci nemmeno per una breve sosta e proseguiamo per Skare dove svoltiamo sulla E134 verso Edland. La strada si rivela magnifica: prima sale con larghi tornanti e un lungo traverso alla testata di una valle e poi prosegue su un altopiano brullo e punteggiato di laghi. In un ristorante sull’altopiano ci servono una trota salmonata al burro memorabile. Edland è il punto di partenza della strada turistica 9 che scende a sud fino a Kristiansand. Sono duecentosessanta chilometri che meriterebbero qualche giorno per essere gustati con il ritmo giusto e con le divagazioni che la curiosità suggerisce. Li percorriamo invece con andatura allegra e con un certo rimpianto. Giungiamo a Kristiansand che comincia a piovere, ma fortunatamente troviamo subito il Budget Hotel che avevamo prenotato. Essenziale e un po’ triste, ma pulito e soprattutto poco costoso. La sera ceniamo in una steak house da dimenticare.

18 Agosto: Kristiansand – Neumünster (457 km)

Attraversiamo lo Skagerrak in tre ore e ci mettiamo in strada ad Hirtshal con un dispettoso vento laterale a raffiche. Lungo la Danimarca si alternano schiarite e scrosci di pioggia, ma viaggiamo spediti e verso sera varchiamo il confine con la Germania per fermarci la notte in una cittadina anonima sebbene accogliente.

19 Agosto: Neumünster – Hilpoltstein (70 km)

Attraversiamo buona parte della Germania speditamente e ci fermiamo la sera ad Hilpolstein, graziosissima cittadina nella campagna bavarese trenta chilometri a sud di Norimberga.

20 Agosto: Hilpoltstein – Verona (561 km)

Ultima tappa di un viaggio memorabile. Ci mettiamo in viaggio presto e proseguiamo in autostrada fino ad una cinquantina di chilometri prima di Innsbruck. Il traffico è bloccato. Proseguiamo su strade locali seguendo il navigatore che ci conduce per stradine minuscole abbarbicate sul fianco della collina fino a Matrei am Brenner e poi al Brennero. Una corsa veloce giù a Vipiteno e di nuovo la A22 verso casa.

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