Oggi sono risalito in sella

Ieri, 22 ottobre, telefona il capofficina. “È arrivato anche il bauletto. Adesso la moto è pronta”. Costole e clavicola si fanno ancora sentire, ma se aspetto loro… hai voglia a riprendere la moto!
Maria Grazia mi porta in auto dal concessionario ed io mi sento emozionato come tre anni fa mentre andavo a ritirare la R, la mia prima moto “con le marce”.
Il meccanico, quello giovane, spinge Lady B. fuori dall’officina ed io la osservo, come quando nacque la mia prima figlia. Allora per vedere se aveva tutte le dita al loro posto ed oggi per guardare la riuscita della riparazione. Lucida è lucida e la tinta delle parti verniciate è uguale al resto… nulla sembra fuori posto, a parte quell’ammaccatura del tubo che unisce i collettori di scarico. Calamita il mio sguardo più di un bel c…. sulla spiaggia. Va beh! Il conto è abbastanza salato senza sostituire anche i collettori… ci penseremo verso primavera.
Due parole con il “Quercia”, anche lui in concessionaria per tirare di fino la moto nuova, sebbene il pensiero sia già sulla strada, e si parte. Ritrovo subito la confidenza con la posizione in sella ed il motore ha il suono che ricordavo (chissà cosa mi aspettavo). Un’occhiata a sinistra sullo stradone semivuoto e via.
Voglio portare a casa Lady B. ripassando sulla curva che mi ha tradito un mese fa e dunque imbocco via Fincato verso i Lessini. Nei primi chilometri devo stare attento al traffico cittadino, un via vai continuo di brevi accelerate e brusche frenate e poi… sono sulla tangenziale. E adesso che faccio? Sono combattuto: vorrei aprire e ritrovare subito la leggerezza della corsa (sebbene non sia mai stato un corsaiolo) e allo stesso tempo ho paura che la moto non sia più quella di prima. Con brevi allunghi e qualche rilascio della manetta riprendo confidenza con l’acceleratore e arrivo a Stallavena dove giro per Lugo. È un centro abitato dietro l’altro finchè la valle non si restringe e cominciano i tornanti. Il primo è a destra e lo faccio con l’esitazione di chi non sa bene come affrontarli. Poi, l’automatismo nell’impostare la manovra ed il piacere della curva pennellata riprendono il sopravvento e qualche volta mi capita pure di non guardare la strada come se fosse un nemico infido. Salendo, l’autunno avanza e all’altezza di Cappella Fasani incontro faggi e castagni ormai rossi. Adesso mi sento più sicuro nell’impostare la curva, ma mi rendo conto che, senza volerlo, rilascio un po’ il gas anche in quelle che infilavo spedite. Ad Erbezzo, svolto a sinistra e riprendo la strada dove si è fermato il mio giro un mese fa. Voglio rivedere “quella curva” come si trattasse di un incontro destinale, come se lì dovesse risolversi qualcosa. Un po’ alla volta riprendo ad affrontare le curve che incontro senza scalare ogni volta in seconda. Lady B. è sempre quella compagna di corse di cui mi fido e dunque sorpasso un enorme trattore con rimorchio approfittando di una curva a sinistra che mi da un po’ di visibilità.
Finalmente ecco il lungo rettilineo in discesa che porta al borgo di Ronconi. Le ultime volte l’ho fatto tirando il motore e godendo il rombo ed il vento che mi spingeva indietro la testa. Oggi lo affronto un po’ più lento, ma neanche troppo e un sorriso si allarga dietro la visiera. Ora devo stare attento per cercare di ricordare la curva e… quando arriva, neppure la riconosco. È uguale alle altre, né più stretta né larga. Non c’è neppure il ghiaino che mi ha fatto cadere. Non ci sono segni per terra, né la minima ombra dell’animazione dei minuti successivi all’incidente. Nulla. Mi guardo indietro un attimo, scuoto la testa e accelero. Quante curve mi aspettano là davanti!

 

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