Olanda, Agosto 2009

Il viaggio motociclistico comincia ad Hamburg (Germania); essendo il primo così lungo, ci siamo avvicinati alla meta con il treno ed ora via verso Amsterdam. Sono circa cinquecento chilometri in una campagna che progressivamente si riempie di canali e costeggia infine il Ijsselmeer in una luce resa abbagliante dal riflesso del sole sull’acqua. Ad Amsterdam si sta bene; è una città elegante e vivace allo stesso tempo. I musei sono straordinari non solo per le opere che contengono, ma anche per la possibilità che ti danno di osservarli da vicino. Purtroppo i locali più famosi in cui fanno musica jazz sono chiusi, ma riusciamo ad ascoltare un piccolo concerto di musica classica nel Concertgebouw. L’acustica è meravigliosa: pur in una sala molto grande, anche il fortepiano non è sopraffatto dagli archi. E’ bello passeggiare a tutte le ore del giorno e della notte fra i canali e nei quartieri più vivaci, come il Jordaan. Una sera tardi, con sorpresa ci vediamo scrutati dagli occhi gialli di un gattone pacificamente acciambellato sopra una catasta di meravigliose forme di formaggio dietro la vetrina di un negozio. Una signora italiana che abita lì vicino ci rassicura che non è infrequente e il gatto è di guardia al formaggio per tenere lontani i topi. Mah!?! Dopo tre giorni, ci spostiamo sull’isola di Texel a nord. Per strada gettiamo uno sguardo distratto a città e cittadine che sembrano uscire dai libri dei fratelli Grimm: Haarlem, Alkmaar (curiosa la borsa del formaggio anche se troppo affollata di turisti), Edam. Ci avviciniamo con emozione all’Afsluitdijk, la diga lunga trenta chilometri che ha chiuso lo Zuiderzee, trasformandolo in un grandissimo lago di acqua dolce, l’Ijsselmeer che avevamo costeggiato avvicinandoci ad Amsterdam. Sarà la giornata calda, sembra di attraversare il ponte che unisce Mestre a Venezia. Texel ha la tranquillità di un fortino, circondata completamente da dune di sabbia e da lunghissimi bastioni a proteggere la terra e gli uomini. Verdissima e punteggiata da innumerevoli greggi. Si lascia la moto e si inforca la bicicletta per girare più o meno a caso a ridosso della duna, rossa dei cuscini di erica, o lungo le strade che tagliano come righe sul foglio la campagna. Il faro all’estremità nord-est è come ci si aspetta siano i fari. Alto sull’unico promontorio appena accennato e rosso che rincuora nel grigio del mare e del cielo. Degli uccelli migratori ovviamente neppure l’ombra vista la stagione e quelli stanziali, protetti dai divieti di un parco, li scorgiamo lontani puntini neri gracchianti sulle rive di un laghetto, dopo una camminata che non finisce più. Più soddisfazione ci danno le foche ad Ecomare, santuario creato per curare quelle ritrovate ferite. Curioso il museo dei relitti di mare che raccoglie anche molte testimonianze della vita marinara in quell’angolo del mare del nord; la più divertente: una parete colma di bottiglie di ogni forma, colore e dimensione sistemate in bell’ordine. L’albergo in cui alloggiamo, è ai margini del bosco De Dennen e verso il tramonto facciamo passeggiate indimenticabili per stradine sulle quali si affaccia di quando in quando una casa di campagna ordinatissima ed il traffico è quel tanto che basta a rassicurarti che il mondo va avanti. Molto interessante la birra prodotta sull’isola; la si trova in tutti i locali. Sarebbe bello rimanere ad oziare ancora nel silenzio verde di Texel ed aspettare una tempesta che dia senso a tutte quelle opere di difesa dal mare. Invece, dopo altri tre giorni riprendiamo il ferry-boat (efficientissimo) e torniamo sulla terraferma. Direzione: Den Haag (L’Aia). Lungo la strada ci sorprendono le curiosità di una terra che si confonderebbe con il mare se gli olandesi non la difendessero con puntiglio; la più divertente è attraversare lunghi viadotti che incrociano la strada e vedere l’albero di una barca a vela che ti sta passando sopra la testa. Abbiamo trovato Den Haag ancora più elegante di Amsterdam, un salotto. Il Mauritshuis è un museo straordinario ed emozionante senza folla in cui accostare senza fretta i capolavori di Rembrandt, Vermeer, Brueghel, Rubens, Hals, Van Dyck e tanti altri. Il tram ci ha portato a Scheveningen, località balneare che fa parte di Den Haag con i suoi palazzoni, l’albergone art decò, la folla e il clamore delle località balneari. La spiaggia è bella ed è curioso vederla punteggiata di basse barriere antivento che sostituiscono gli ombrelloni. E poi via ancora verso Bruges, in Belgio. Attraversando l’imboccatura del porto di Rotterdam su un piccolo ferry boat che prende le misure del traffico di bettoline e navi da carico che vanno e vengono nel canale e percorrendo il Delta dello Schelda lungo il sistema di barriere mobili che bloccano il mare solo quando ce n’è bisogno. Bruges è talmente caratteristica che il traffico turistico un po’ la snatura, ma se dormi in centro, la mattina presto e verso sera si spopola delle comitive che si riversano dai torpedoni e si fa conoscere nella sua dimensione intima. Non c’è nulla di particolarmente importante, se non il Groningenmuseum (che purtroppo era chiuso) e una scultura di Michelangelo che testimonia la ricchezza dei mercanti della delle Fiandre. È il tessuto della città, in cui si intrecciano belle case affacciate sui canali, palazzi imponenti costruiti dai mercanti e stradine da cui sono banditi i segni omologatori della globalizzazione, che ti trascina fuori del tempo, non nel passato, ma piuttosto nella dimensione della fiaba.E poi a casa, riattraversando l’Olanda meridionale, la Germania da Aachen a Munchen, l’Austria ed il Brennero.

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