Metti un pomeriggio d’inverno

Tanta era la voglia, ieri, di sgranchire ancora un po’ le giunture della RT per arrivare presto al traguardo oltre il quale potere spingere il gas oltre quel miserello limite di quattromila giri sanciti con dito ammonitore dal capo officina alla consegna. Appena pranzato, prendo dunque la strada verso Affi e alzo lo sguardo sul Monte Baldo che, ahimé, appare incappucciato di nuvole nere già a mezza costa; San Zeno di Montagna sarà nella nebbia, penso; meglio deviare a sud. Superato il Centro commerciale, intasato di auto e di angustie, ad Albaré metto la freccia a sinistra e dò un po’ di allegria al motore. La campagna ondulata che digrada dolcemente verso Bardolino è malinconica. Come l’età sul volto di una donna, le nuvole e la stagione hanno offuscato la bellezza sfolgorante di questa conca, ma non l’hanno cancellata, semmai resa più nobile. Verso Peschiera, gli scorci di lago fra i canneti si fanno più radi e la campagna sembra non avere più nulla da raccontare. Le scenografie di Gardaland appaiono spettrali senza la ressa dei visitatori ed inutili.

Da Peschiera a Sirmione, la strada non è più quella che ricordavo: diritta e logica, con ampie vedute a nord, verso il Trentino. Adesso è un susseguirsi di rotatorie, rallentatori e semafori che tolgono il piacere di guardarsi intorno. A Sirmione attraverso l’autostrada e mi lascio a destra la torre dell’ossario di San Martino della Battaglia. Il ricordo torna indietro a quasi cinquant’anni fa, quando lo visitai con i miei compagni della scuola elementare: ben presto, il disagio del confronto con tante povere spoglie lì custodite lasciava il posto alla spavalderia irriverente di una banda di bambini vocianti. Sto percorrendo ora la Strada dei Vini e dei Sapori del Garda che, con dolci saliscendi e ampie curve, mi porta ben presto a Solferino. Mi fermo a consultare la carta del Touring per evitare le strade più banali e getto una frettolosa occhiata alle targhe che commemorano le tappe della grande battaglia, combattuta in questa zona: 24 Giugno 1859, “alle otto e trenta del mattino l’VIII Corpo Benedek si scontra con l’Armata sarda; il V Corpo Stadion e il I Corpo Clam-Gallas si trovano di fronte al 1° Corpo Baraguey d’Hilliers … più a sud la l’Armata Wimpffen, è fermata dal 4° Corpo Niel, mentre il 3° Corpo Canrobert punta con manovra a largo raggio su Medole…”

La luce è scemata. di tanto in tanto passa un’automobile affaccendata e le uniche presenze sono quattro giovanotti che sbirciandomi un po’ curiosi, entrano nell’osteria. Sembra incredibile che queste balze leggere e silenziose centocinquant’anni fa siano state oltraggiate dai fumi aspri e dai clangori della battaglia.

Riprendo la strada verso Cavriana che attraverso mentre il sole tramonta ed inrosa la facciata della chiesa quasi fosse una parete dolomitica. Raggiungo Volta Mantovana attraverso vallette appartate e misteriose nel crepuscolo anche se a pochi passi ricomincia la pianura industrializzata ed una raffica di vento mi fa rabbrividire. Seguo il corso del Mincio fino al Ponte Scaligero di Borghetto. È sera, la luce è blu ed il cielo ancora chiaro si riflette nel fiume che rumoreggia sotto il ponte. Un grande albero di Natale protegge il borgo sulla sponda veronese.


 

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