L’occhio di chi sale sulle alture che proteggono Verona dalla tramontana è infallibilmente calamitato dalla pozza luminosa del Lago di Garda e dalla chiostra di montagne che si intravedono a nord: il Monte Baldo, le Piccole Dolomiti, l’Adamello, le Dolomiti di Brenta, il Pasubio. Tuttavia, quando quei profili lontani nulla hanno più da promettere al viaggiatore, egli volge lo sguardo a sud o ad est. A sud se la giornata è eccezionalmente limpida e l’Appennino oltre Bologna sembra a portata di mano oppure ad est ad incontrare i cocuzzoli bizzarri dei Colli Berici.
Chi è vittima dell’irrequietezza, del nomadismo psicologico, non ne è attratto: troppo vicini, troppo domestici. Inducono fantasie di torpedoni parrocchiali diretti al santuario e traboccanti di rosari e “cante” stonate.
Tuttavia, a metà Ottobre, quando il turismo di ordinanza è in congedo (o almeno in aspettativa), i Colli Berici possono rappresentare una meta di qualche interesse per il mototurista: temperatura ideale, colori che volgono alla malinconia, strade divertenti e deserte, chicche culturali e trattorie che aspettano noi.
Alle dieci e mezza siamo alla periferia di Vicenza, in quel crocevia in cui si affollano ville venete, l’una più bella dell’altra: Villa Valmarana detta “La Rotonda”, Villa Valmarana ai nani, Villa Trento da Schio, Grotta del Marinali. Gettiamo solo un’occhiata ai Nani che vigilano dal muro di cinta su Villa Valmarana affrescata dai Tiepolo e visitiamo “La Rotonda”. La costruzione irradia un’armonia e una stabilità che si vorrebbe governasse il mondo da qualsiasi punto di vista la si guardi; del ricco interno, ci soffermiamo a studiare il corredo di mappe catastali in cui la lingua dei genitori trova una nuova dignità, a descrivere corsi d’acqua, coltivazioni e opere d’ingegneria.
Dopo la visita prendiamo la strada per Arcugnano. L’intenzione è percorrere la Dorsale dei Colli Berici fino a Barbarano, ma l’ora si è fatta tarda e deviamo in direzione di Lapio, sopra il placido lago di Fimon. Sappiamo che lì troveremo la trattoria da Zamboni, un’oasi in cui rifocillarci e godere della compagnia dei soliti amici. Io prendo soppressa vicentina, al giusto punto di stagionatura, e polentina, seguiti da un piatto di maltagliati con il tartufo nero dei Berici, ma rifiutare un baccalà mantecato alla vicentina o un ragout di anatra non è facile.
Riprendiamo la strada e proseguiamo verso Perarolo e poi Barbarano. La Dorsale dei Colli Berici è una bella strada ricca di ampie curve e numerosi saliscendi in cui predomina il bosco, ma che non disdegna bei colpi d’occhio sulla pianura ad ovest e sui Colli Euganei nell’ultima parte del percorso.
Da Barbarano attraversiamo il corridoio di pianura che separa i Berici dai Colli Euganei e ci infiliamo verso Teolo. È una zona che non conosco e non mi oriento. Dopo Teolo, si scende con qualche bel tornante di nuovo in pianura e le strade corrono fra un cocuzzolo e l’altro fino ad Arquà Petrarca, bel borgo medievale famoso per avere dato i natali al
poeta e per la coltivazione di giuggiole. Effettivamente, in ogni giardino che si affaccia sulla stradina che percorriamo fino alla sommità del paese fanno mostra di sé questi graziosi alberelli ancora ricchi di frutti.
Quando terminiamo la visita e gli assaggi del “brodo di giuggiole” (un liquore dolce ricavato dai frutti), il sole è ormai basso sull’orizzonte e bagna di luce dorata la strada del ritorno e la campagna intorno a noi.

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I racconti che leggerai sono scritti da Giulio e le foto a volte sono state scattate da Giulio e altre da Maria Grazia. Di una cosa puoi essere certo: tutte quelle in cui compare il casco di Giulio, sono state scattate da Maria Grazia.-
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Si può proprio dire che ci mandi in “brodo di giuggiole”…
Questa zona mi manca, dovrò colmare la lacuna al più presto
Max
Max: basta dirlo e un giro lo facciamo assieme.
Ayway, il “brodo di giuggiole” non è male; ha il sapore delle cose antiche.