Motostaffetta 2011: la partenza
Doveva essere una commemorazione storica e lo è stata, ma il sedimento depositato nella memoria è l’idea di avere scoperto un luogo esonerato dalla Storia: Cornello dei Tasso.
Sabato mattina parte la Motostaffetta “sulle strade dell’Unità d’Italia” e a Bergamo l’euforia è palpabile grazie anche alla gala di tricolori che arreda Piazza Matteotti. Dopo la sfilata d’onore nella Città Alta e le foto di gruppo in Piazza Vecchia, rallentati dal traffico imbocchiamo la Val Seriana e, giunti a Nembro, giriamo sulla strada per Selvino. Una sosta all’ingresso del paese per ricompattare il gruppo e giù per il versante che precipita in Val Serina, con un occhio alle cime a nord e l’altro alla strada e al suo percorrere balze del tutto sconosciute. A Galleria svolta a sinistra in uno stretto passaggio fra ripidi dirupi fino ad incrociare la Val Brembana.
Lo sguardo cerca un’armonia di forme e di colori, ma si deve accontentare di qualche rapido particolare perché il territorio qui è stato asservito da scavi e imbrigliamenti d’acqua e brutalizzato da costruzioni senza decoro.
San Pellegrino Terme e San Giovanni Bianco scorrono fra una galleria e l’altra senza poterne intuire lo sviluppo urbanistico e gustarne il tessuto urbano e all’improvviso siamo a Camerata Cornello. Ci inerpichiamo sul versante occidentale della valle lungo una stradina tortuosa che, dopo una decina di tornanti, si interrompe in un parcheggio vuoto.
Un viottolo acciottolato, a precipizio sul torrente e su Camerata, è una macchina del tempo che introduce nel borgo e contemporaneamente allerta la mente e rasserena lo spirito.
Il viandante che, come me, vi giunge impreparato non si aspetterebbe di incontrare il monumentale porticato sotto il quale passava la Via Mercatorum: sorretto da arcate in pietra, coperto da un soffitto in travi di legno e pavimentato in acciottolato, ha una lunghezza di oltre cento metri. Sotto il porticato, si affacciano i locali che nel periodo di maggiore sviluppo dovevano ospitare le botteghe e le scuderie.
Parallela al porticato e più alta, la via in cui si alternano case d’abitazione e palazzi di un certo interesse architettonico. In alto su uno spiazzo erboso sorge la chiesa, severa e rassicurante.
Sull’uscio di una casa, una nonnina srotola il gomitolo di lana ed alza appena gli occhi al nostro passaggio per mormorare un “buongiorno”; più avanti, l’ingresso spalancato della trattoria Camozzi; per il resto, il borgo è sbarrato e deserto, quasi fosse stato abbandonato in fretta e furia dagli abitanti che potrebbero tornare da un momento all’altro. In un angolo, discosto dall’abitato sul lato meridionale, i resti dell’antico palazzo dei Tasso.
Torniamo alla trattoria la quale offre una cucina semplice e saporita e l’ospitalità calorosa delle genti di montagna. Il posto d’onore spetta ai casonséi, grossi ravioli fatti in casa con ripieno a base di pangrattato, formaggio, uovo, aglio e prezzemolo, e conditi con burro e salvia, ma anche l’abbinamento tra polenta “taragna” e la carne di coniglio, il brasato e il capriolo sono una valida alternativa.









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Sono geppox di quellidellelica finalmente ho trovato le foto che cercavo,se puoi inserire le foto di tutte le tappe mi farebbe piacere vederle,falle postare dai protagonisti delle varie tappe, saluti e complimenti ancora
dire solo GRANDE è poco, bel diario e foto superbe. BRAVO !!!!!
Grande Giulio!Bel report e belle foto.